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giovedì 13 settembre 2012
mercoledì 12 settembre 2012
domenica 12 agosto 2012
In morte della maestra Cristina
(da La Gazzetta di Parma di domenica 12 agosto 2012)
(dato che non citato nell'articolo, ricordo che i disegni dell'episodio sono di Werner Maresta, che tra l'altro sta lavorando a... ah, no, questo ve lo dico tra un mese)
sabato 4 agosto 2012
martedì 26 giugno 2012
Come sono nati i volumi che raccolgono i 346 racconti di Giovannino
Un viaggio sentimentale in quella fetta di terra tra il monte e il fiume
Coniugare tradizione e modernità, narrazione e fumetto: così è nato «Don Camillo a fumetti». L'idea di mettere in strisce le storie del Mondo Piccolo è venuta all'editore di Renoir Comics, Giovanni Ferrario. Il primo volume è andato esaurito in pochi mesi ed è attualmente in ristampa e la stessa sorte toccherà al terzo. Attualmente è in preparazione il volume quinto. «Abbiamo voluto riproporre cronologicamente i 346 racconti di Giovannino Guareschi in una serie di volumi - spiega Davide Barzi, autore e sceneggiatore -. Ogni volume contiene nove storie di Don Camillo più due che non hanno come protagonisti il parroco e Peppone ma che appartengono ai racconti del Mondo Piccolo». In realtà la cronologia è stata leggermente - e volutamente - alterata. Il primo racconto è infatti il n. 315 e presenta Don Camillo e Peppone ragazzini, in una sorta di «anno zero» dei personaggi. Segue il racconto numero 2, dove Peppone è un giovane alle prese con la fine della Seconda Guerra Mondiale; dopodichè la cronologia riprende regolarmente. Quello che Barzi chiama il «viaggio sentimentale» alla scoperta di Don Camillo è iniziato due anni fa, con un sopralluogo nei luoghi originari del Mondo Piccolo: «Non siamo andati a Brescello, dove sono stati ambientati i film, ma a Sissa, a Fontanelle. Con i figli di Guareschi, Alberto e Carlotta, abbiamo ricostruito il borgo, abbiamo studiato l'ambiente, i personaggi, gli oggetti». Ogni sceneggiatura è stata vagliata e approvata da loro. «Da una parte abbiamo voluto rimanere fedeli al testo - continua Barzi -; dall'altra abbiamo sfruttato il linguaggio e le immagini del fumetto, che ci hanno permesso di rendere i dettagli che nei racconti potevano solo essere accennati».
A tradurre in fumetto le sceneggiature di Barzi ci hanno pensato gli illustratori Werner Maresta, Ennio Bufi, Elena Pianta e il disegnatore parmigiano Roberto Meli. «Conoscevo le storie di Don Camillo, ma questa esperienza, straordinaria, me le ha fatte riscoprire - dice Meli -. Ho avuto modo di conoscere un pezzo della mia terra, persone che vivono oggi nella Bassa, come il fornaio di Fontanelle, che ci hanno aiutato a ricostruire la storia e a cui ho voluto rendere omaggio dando i loro volti ai personaggi dei racconti». Anche così si sono fuse la tradizione del Mondo Piccolo e la modernità dei nostri giorni, la narrazione e il fumetto. «E' stata una scommessa -dice Barzi -: raggiungere il pubblico più giovane, che legge fumetti, ad avvicinar-si a Don Camillo, e convincere il pubblico meno giovane, che ama Guareschi, a leggerlo in modo diverso. Visto il successo, direi che la scommessa è stata vinta».
Coniugare tradizione e modernità, narrazione e fumetto: così è nato «Don Camillo a fumetti». L'idea di mettere in strisce le storie del Mondo Piccolo è venuta all'editore di Renoir Comics, Giovanni Ferrario. Il primo volume è andato esaurito in pochi mesi ed è attualmente in ristampa e la stessa sorte toccherà al terzo. Attualmente è in preparazione il volume quinto. «Abbiamo voluto riproporre cronologicamente i 346 racconti di Giovannino Guareschi in una serie di volumi - spiega Davide Barzi, autore e sceneggiatore -. Ogni volume contiene nove storie di Don Camillo più due che non hanno come protagonisti il parroco e Peppone ma che appartengono ai racconti del Mondo Piccolo». In realtà la cronologia è stata leggermente - e volutamente - alterata. Il primo racconto è infatti il n. 315 e presenta Don Camillo e Peppone ragazzini, in una sorta di «anno zero» dei personaggi. Segue il racconto numero 2, dove Peppone è un giovane alle prese con la fine della Seconda Guerra Mondiale; dopodichè la cronologia riprende regolarmente. Quello che Barzi chiama il «viaggio sentimentale» alla scoperta di Don Camillo è iniziato due anni fa, con un sopralluogo nei luoghi originari del Mondo Piccolo: «Non siamo andati a Brescello, dove sono stati ambientati i film, ma a Sissa, a Fontanelle. Con i figli di Guareschi, Alberto e Carlotta, abbiamo ricostruito il borgo, abbiamo studiato l'ambiente, i personaggi, gli oggetti». Ogni sceneggiatura è stata vagliata e approvata da loro. «Da una parte abbiamo voluto rimanere fedeli al testo - continua Barzi -; dall'altra abbiamo sfruttato il linguaggio e le immagini del fumetto, che ci hanno permesso di rendere i dettagli che nei racconti potevano solo essere accennati».
A tradurre in fumetto le sceneggiature di Barzi ci hanno pensato gli illustratori Werner Maresta, Ennio Bufi, Elena Pianta e il disegnatore parmigiano Roberto Meli. «Conoscevo le storie di Don Camillo, ma questa esperienza, straordinaria, me le ha fatte riscoprire - dice Meli -. Ho avuto modo di conoscere un pezzo della mia terra, persone che vivono oggi nella Bassa, come il fornaio di Fontanelle, che ci hanno aiutato a ricostruire la storia e a cui ho voluto rendere omaggio dando i loro volti ai personaggi dei racconti». Anche così si sono fuse la tradizione del Mondo Piccolo e la modernità dei nostri giorni, la narrazione e il fumetto. «E' stata una scommessa -dice Barzi -: raggiungere il pubblico più giovane, che legge fumetti, ad avvicinar-si a Don Camillo, e convincere il pubblico meno giovane, che ama Guareschi, a leggerlo in modo diverso. Visto il successo, direi che la scommessa è stata vinta».
(disegno inedito di Werner Maresta)
lunedì 25 giugno 2012
La Bassa di Guareschi raccontata coi disegni
Ogni domenica due pagine dedicate ai mitici racconti del Mondo Piccolo. E per
la prima volta si sveleranno i veri volti di Peppone e Don CamilloEra successo anche a Giovannino Guareschi: nel 1952, nonostante la sua idea del pretone e del grosso sindaco della Bassa fosse totalmente diversa, dopo il film di Julien Duvivier, lo stesso autore si ritrovava - sono parole sue - a far lavorare un prete che ha il sorriso di Fernandel e un sindaco che ha il volto ras-sicurante ed «emilianissimo» di Gino Cervi. Così, come accadde a Giovannino, per tutti coloro che pensano o scrivono del «Mondo piccolo», l'immagine di don Camillo resta legata indissolubilmente alla «faccia da cavallo» (sono sempre parole di Guareschi) di Fernandel e quella di Peppone ai baffi (finti) di Gino Cervi. A questo punto, immaginate cosa possano aver provato Alberto e Carlotta Guareschi quando la ReNoir Comics propose loro l'idea di realizzare un nuovissimo «Don Camillo a fumetti». Il rischio era quello di scimiottare, una volta di più, gli arcinoti personaggi cinematografici e quindi di mettere su carta le stesse avventure che i due avevano portato sessant'anni prima sul grande schermo. Non fu così. Da subito gli sceneggiatori, dicono Albertino e la Pasionaria, partirono col piede giusto: decine e decine di chilometri lungo la Bassa parmense (unico teatro vero delle vicende di «Mondo piccolo») alla ricerca di quei luoghi dove, ancora oggi, si riescono a leggere dal vivo i racconti guareschiani e dove non è difficile incontrare uno «Smilzo», piuttosto che un «Brusco» o, addirittura, imbattersi in don Camillo (al secolo don Andrea Mazzola) parroco di Ragazzola, che parla con il Crocifisso e si ritrova ogni domenica la chiesa piena, in un borgo dove la gente, da sempre, vota Rifondazione Comunista. «Il viaggio che i ragazzi di ReNoir hanno fatto nella nostra Bassa - dice Alberto Guareschi - li ha portati a scattare decine di fotografie e ad adottare in toto l'idea che nostro padre aveva del suo «Mondo piccolo»: «strade lunghe e diritte, case piccole pitturate di giallo, di rosso o di blu oltremare», le piazze dei paesi e i personaggi delle storie di nostro padre: personaggi veri, non inventati, protagonisti, diceva sempre nostro padre, di vicende che non stonano mai col paesaggio». «Per la chiesa di don Camillo - ci ha detto Carlotta - scelsero, cogliendo in pieno quello che era anche il nostro desiderio, proprio la chiesa di Fontanelle, dove nostro padre era nato, la chiesa che aveva disegnato per collo-care al posto giusto nei racconti la canonica, l'orto, le finestre, il cancello, in-somma tutto ciò che doveva descrivere dell'immaginario (ma non poi tanto) paese di don Camillo». Rimaneva l'ulti -mo ostacolo: i volti dei due protagonisti. Scartati, per i motivi che sappiamo, Fernandel e Gino Cervi, non fu difficile tro-vare il modello per il pretone e il grosso sindaco di «Mondo piccolo». «Il suggerimento - ci ha confermato Albertino - è venuto direttamente da nostro padre, che scriveva: «Un giornalista comunista col quale sostenni nel 1951 a Reggio Emilia un clamoroso match disse, a un certo punto «Peppone non è un comunista: Peppone è Guareschi!». Non sbagliava: per essere esatto avrebbe dovuto dire: Peppone, don Camillo e il Cristo sono Guareschi». Tutto semplice e naturale, perciò: Peppone era Guareschi e don Camillo era Guareschi». «Il che - ha proseguito la Pasionaria - sebbene agevole all'apparenza, complicava in effetti le cose». Proprio così: se per Peppone la somiglianza con Giovannino era plausibilissima, dal momento che lo stesso Guareschi aveva, seppure con assai scarsi risultati, provato ad interpretare il sindaco comunista nel primo film della serie, per don Camillo non si poteva, ovviamente, percorrere la medesima strada. E fu pro-prio don Camillo, questa volta, a venire in aiuto. Nella scena finale de «Il compagno don Camillo», vedendo Gino Cervi travestito da prete che si accinge a partire con il parroco alla volta degli Stati Uniti, Fernandel, rivolto al Cristo dice: «Gesù, avete visto Peppone senza baffi che faccia da prete che ha?». Detto, fatto: il pretone del «Mondo piccolo a fumetti» avrebbe avuto il viso del giovane Guareschi, quello del Bertoldo: il Giovannino senza baffoni che, come valeva per Gino Cervi, aveva una discreta «faccia da prete»! Trovato il bandolo della matassa per i due interpreti principali e individuata la giusta ambientazione per le storie a fumetti di don Camillo, a quel punto fu agevole anche dare un volto agli altri personaggi: Lo Smilzo, Il Brusco, Il Lungo, Manecchia il campanaro, la Desolina eccetera. Bastò, ai ragazzi di ReNoir, utilizzare le facce della gente della Bassa, quella gente che avevano ritratto in fotografia durante il viaggio nel «Mondo piccolo». «L'idea dei curatori - dice Carlotta - è stata davvero innovativa: costruire nella collana del "Don Camillo a fumetti, un percorso filologico attraverso i 346 racconti di Mondo piccolo", seguendo scrupolosamente la sequenza di pubblicazione su Candido, però con una azzeccatissima "digressione": il racconto che apre la serie è uno degli ultimi che nostro padre scrisse, "Il capobanda piovuto dal cielo"». L'unico racconto che ha per protagonisti Peppone e don Camillo ragazzini. Così, si direbbe oggi in gergo cinematografico, il prequel scritto da Guareschi nel 1960 è diventato la storia di apertura di tutta la saga della Bassa, iniziata la vigilia di Natale del 1946». Il successo crescente del «Don Camillo a fumetti» sta a dimostrare che non sono necessari Fernandel e Gino Cervi, nono-stante la loro inarrivabile bravura, per dar voce e volti al «Mondo piccolo». Ba-stano e avanzano Peppone e don Camillo: il pretone e il grosso sindaco dell'immaginario, ma realissimo paese della Bassa parmense, di quel piccolo mondo dove, diceva lo stesso Giovannino «... basta fermarsi sulla strada a guardare una casa colonica affogata in mezzo al gran-turco e alla canapa, e subito nasce una storia. Perché bisogna rendersi conto che, in quella fettaccia di terra tra il fiume e il monte, possono succedere cose che da altre parti non succedono. E là tira un'aria speciale che va bene per i vivi e per i morti. Allora si capisce meglio don Camillo, Peppone e tutta l'altra mercanzia. E non ci si stupisce che due nemici si trovino, alla fine, d'accordo nelle cose essenziali».
lunedì 12 dicembre 2011
Alla finestra
Le prime due immagini sono state "rubate" alla mostra antologica ad ingresso gratuito "Giovannino nostro babbo" a cura di Alberto e Carlotta Guareschi a Roncole Verdi, la terza al Museo "Mondo piccolo" di Fontanelle.
venerdì 2 dicembre 2011
Guareschì, con l'accento sulla i
(da Fluide Glacial n° 90 del dicembre 1983)
(segnalazione di Luca Lorenzon, di cui vi invito a visitare il blog, ricco di notevoli chicche)
giovedì 13 ottobre 2011
Da quella curva spunterà quel naso triste da italiano allegro
...vediamo quanti personaggi riconoscete dalla vignetta qui sopra...
...e poi quanto nello strepitoso video qui sotto (il cui titolo già vi aiuta a riconoscerne uno in alto).
...e poi quanto nello strepitoso video qui sotto (il cui titolo già vi aiuta a riconoscerne uno in alto).
venerdì 2 settembre 2011
Fischio d'inizio!
Ufficialmente iniziata la stagione agonistica!
La squadra in campo il primo di settembre.
Primo match a Piacenza, formazione con Ennio Bufi in difesa e il sottoscritto a svariare su tutto il fronte d'attacco (tipo Zarate, per dire, e in effetti ho anche passato poco il microfono a Ennio che disegnava, ma forse perché non avevo da contratto un bonus ogni dieci assist di microfono).
Singolare il contesto: Tobia, una libraria pop-up itinerante, per l'occasione presente nella piazza dei due cavalli di Piacenza.

Il pubblico:
Intervista a fine gara:
Seduta di recupero energie:
Sì, lo so che il filetto al pepe verde non è esattamente la specialità della zona e che forse, in omaggio a questo volume:
avrei dovuto postare l'antipasto, consistente, ça va sans dire, in affettato di culatello e gnocco fritto, ma quando mi è venuto in mente di fotografarlo era già finito...
La squadra in campo il primo di settembre.
Primo match a Piacenza, formazione con Ennio Bufi in difesa e il sottoscritto a svariare su tutto il fronte d'attacco (tipo Zarate, per dire, e in effetti ho anche passato poco il microfono a Ennio che disegnava, ma forse perché non avevo da contratto un bonus ogni dieci assist di microfono).
Singolare il contesto: Tobia, una libraria pop-up itinerante, per l'occasione presente nella piazza dei due cavalli di Piacenza.

Il pubblico:
Intervista a fine gara:
Seduta di recupero energie:
avrei dovuto postare l'antipasto, consistente, ça va sans dire, in affettato di culatello e gnocco fritto, ma quando mi è venuto in mente di fotografarlo era già finito...
mercoledì 13 luglio 2011
Sì, ma prima hanno sbagliato anche loro!
In ossequio alla logica sempre più in voga "tutti colpevoli, nessun colpevole", anticipo le eventuali critiche: nel caso in cui doveste trovare degli errori nella serie "Don Camillo a fumetti", io vi anticipo già riportandovi l'elenco degli errori presenti nella versione cinematografica, presi da qui.
Doppiaggio/Cartelli: [N°26234] In una scena vediamo il vescovo rimproverare Don Camillo dicendogli che, se continuerà a litigare con Peppone lo manderà "in campagna, dove l'aria è più fina". Trattasi però di un errore di doppiaggio: nel "Ritorno di Don Camillo" (1953), il prete verrà spedito in montagna (dove, tra l'altro, l'aria è davvero più fina rispetto alla campagna).
Incongruenza: [N°34364] Come già riportato da altri, nel film c'è un errore per quanto riguarda il finale del film con le varie stazione del treno, dunque la tratta ferroviaria presa da Don Camillo è la Parma - Suzzara (una linea secondaria locale)..le stazione che esistono sono partendo da Parma: Sorbolo, Lentigione, Brescello (accorpata con Viadana dall'altra parte del Po che non ha stazioni), Boretto, Gualtieri, Guastalla (e da questa stazione si congiunge con la Reggio Emilia - Guastalla), Luzzara, Codisotto e Suzzara. Tornando al film Don Camillo prende il treno a Brescello (la stazione si chiama proprio Brescello-Viadana), una volta partito la stazione è vuota e arriva a Brescello-Viadana, e qui c'è l'errore in pratica è la stessa stazione. Infine Peppone lo aspetta a Gualtieri (credo che nel 52 la stazione di Boretto non esistesse) che sarebbe subito dopo Brescello in direzione Suzzara ossia verso Mantova...e qui altro dubbio, ma Don Camillo non doveva dirigersi a Montenara??? dirigendosi verso Mantova va sempre più verso la campagna e la val padana...le montagne stanno verso Parma quindi a rigor di logica doveva andare verso Parma e non verso Mantova. Montenara non si sa dove sia, parrebbe non esistere per niente eppure nel secondo film ha una stazione piccola piccola, in qualsiasi caso non fa parte della linea ferroviaria descritta sopra.
Continuità: [N°35720] Se controllate quando all'inizio del film don camillo parla con il Cristo nella prima scena ha il volto rivolto verso la sinistra, mentre nell'inquadratura successiva il cristo ha il volto vero il lato dx..
Trucco: [N°55184] Il nonno della Gina spara ad un piccione del vicino che aveva sconfinato nel suo terreno (!): il fucile però ha una stranezza, infatti spara e non c'è il benchè minimo segno di rinculo...
Fisica/Dinamica: [N°55185] Nella scena del piccione sconfinato, il nonno spara ed il piccione finisce a terra dopo un lasso di tempo che, se la fisica non è un opinione, lascia intuire che il piccione volava ad oltre 500 metri di quota...oppure qualcuno lo ha buttato a terra molto (troppo) tempo dopo lo sparo.
Fisica/Dinamica: [N°55186] Il piccione: il nonno si vede che spara in una direzione e il piccione cade nella direzione completamente opposta!
Fisica/Dinamica: [N°61279] Quando Peppone e don Camillo vanno sotto le cmpane a litigare, appena toccano le funi le campane suonano, cosa alquanto improbabile visto il peso delle campane.
Doppiaggio/Cartelli: [N°62062] Il vecchio Vescovo, parlando con Peppone che era andato a lamentarsi delle intemperanze di Don Camillo, ad un certo punto dice "lo avete rivoluto"... ma Don Camillo non era stato ancora mandato via (lo sarà alla fine del film) e quindi a maggior ragione non era stato ancora chiesto il suo ritorno (questo avverrà nel secondo film della serie, che evidentemente era stato già programmato).
Trucco: [N°81241] Quando Gesù, dopo la sconfitta della Gagliarda, propone a don Camillo la rivincita, lui "segna" un gol calciando la sua berretta nel confessionale... ma la berretta, tirata da un filo, parte prima che don Camillo le dia il calcio!
Geografia: [N°91790] Peppone va a salutare Don Camillo alla stazione di Gualtieri e pronuncia le parole "prima che usciate dal territorio di nostra competenza"... ma ci erano già usciti, perchè Brescello e Gualtieri sono due comune distinti e neppure confinanti (in mezzo c'è Boretto)
Doppiaggio/Cartelli: [N°26234] In una scena vediamo il vescovo rimproverare Don Camillo dicendogli che, se continuerà a litigare con Peppone lo manderà "in campagna, dove l'aria è più fina". Trattasi però di un errore di doppiaggio: nel "Ritorno di Don Camillo" (1953), il prete verrà spedito in montagna (dove, tra l'altro, l'aria è davvero più fina rispetto alla campagna).
Incongruenza: [N°34364] Come già riportato da altri, nel film c'è un errore per quanto riguarda il finale del film con le varie stazione del treno, dunque la tratta ferroviaria presa da Don Camillo è la Parma - Suzzara (una linea secondaria locale)..le stazione che esistono sono partendo da Parma: Sorbolo, Lentigione, Brescello (accorpata con Viadana dall'altra parte del Po che non ha stazioni), Boretto, Gualtieri, Guastalla (e da questa stazione si congiunge con la Reggio Emilia - Guastalla), Luzzara, Codisotto e Suzzara. Tornando al film Don Camillo prende il treno a Brescello (la stazione si chiama proprio Brescello-Viadana), una volta partito la stazione è vuota e arriva a Brescello-Viadana, e qui c'è l'errore in pratica è la stessa stazione. Infine Peppone lo aspetta a Gualtieri (credo che nel 52 la stazione di Boretto non esistesse) che sarebbe subito dopo Brescello in direzione Suzzara ossia verso Mantova...e qui altro dubbio, ma Don Camillo non doveva dirigersi a Montenara??? dirigendosi verso Mantova va sempre più verso la campagna e la val padana...le montagne stanno verso Parma quindi a rigor di logica doveva andare verso Parma e non verso Mantova. Montenara non si sa dove sia, parrebbe non esistere per niente eppure nel secondo film ha una stazione piccola piccola, in qualsiasi caso non fa parte della linea ferroviaria descritta sopra.
Continuità: [N°35720] Se controllate quando all'inizio del film don camillo parla con il Cristo nella prima scena ha il volto rivolto verso la sinistra, mentre nell'inquadratura successiva il cristo ha il volto vero il lato dx..
Trucco: [N°55184] Il nonno della Gina spara ad un piccione del vicino che aveva sconfinato nel suo terreno (!): il fucile però ha una stranezza, infatti spara e non c'è il benchè minimo segno di rinculo...
Fisica/Dinamica: [N°55185] Nella scena del piccione sconfinato, il nonno spara ed il piccione finisce a terra dopo un lasso di tempo che, se la fisica non è un opinione, lascia intuire che il piccione volava ad oltre 500 metri di quota...oppure qualcuno lo ha buttato a terra molto (troppo) tempo dopo lo sparo.
Fisica/Dinamica: [N°55186] Il piccione: il nonno si vede che spara in una direzione e il piccione cade nella direzione completamente opposta!
Fisica/Dinamica: [N°61279] Quando Peppone e don Camillo vanno sotto le cmpane a litigare, appena toccano le funi le campane suonano, cosa alquanto improbabile visto il peso delle campane.
Doppiaggio/Cartelli: [N°62062] Il vecchio Vescovo, parlando con Peppone che era andato a lamentarsi delle intemperanze di Don Camillo, ad un certo punto dice "lo avete rivoluto"... ma Don Camillo non era stato ancora mandato via (lo sarà alla fine del film) e quindi a maggior ragione non era stato ancora chiesto il suo ritorno (questo avverrà nel secondo film della serie, che evidentemente era stato già programmato).
Trucco: [N°81241] Quando Gesù, dopo la sconfitta della Gagliarda, propone a don Camillo la rivincita, lui "segna" un gol calciando la sua berretta nel confessionale... ma la berretta, tirata da un filo, parte prima che don Camillo le dia il calcio!
Geografia: [N°91790] Peppone va a salutare Don Camillo alla stazione di Gualtieri e pronuncia le parole "prima che usciate dal territorio di nostra competenza"... ma ci erano già usciti, perchè Brescello e Gualtieri sono due comune distinti e neppure confinanti (in mezzo c'è Boretto)
mercoledì 6 aprile 2011
"Peppone"
Siccome qui potete vedere la tavola finita (e altre imperdibili squisitezze), ci tenevo a mostrarvi quanto fossero già notevoli le matite.
Urrà per Werner Maresta!
Urrà per Werner Maresta!
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