venerdì 10 agosto 2007

Roberto Gavioli

Se n'è andato anche Roberto Gavioli.
Ho avuto il piacere di conoscerlo nel suo giardino d'inverno nell'autunno del 2003, in occasione della preparazione della mostra su Paolo Piffarerio, che fu valente collaboratore della Gamma Film dei fratelli Gavioli.
Eccovi quindi un ampio stralcio di un'intervista a Piffarerio realizzata da me sempre in quel periodo e in buona parte inedita, se non per quel che sono riuscito a infilare nei sintetici testi per i pannelli della mostra. Le risposte mettono in luce l'importanza della Gamma Film nell'ambito della storia del Carosello.
Quel che leggete qui sotto il telegiornale non l'ha detto, posso garantirvelo.
Buona lettura.

Nel 1954 vennero messe in onda le prime trasmissioni televisive. E il 3 febbraio 1957 esordì Carosello.
Le due cose ci riempirono di lavoro in maniera inverosimile! Con il tempo, ma nemmeno poi così tanto, ci costrinse a trasformare la nostra struttura da laboratorio artigianale a complesso industriale con tutti i crismi. La cosa non avvenne però contestualmente all’avvio della trasmissione, dato che per almeno un anno Carosello non inserì il disegno animato nelle sue produzioni.

C’era un motivo particolare?
Le strane idee in merito che avevano le agenzie pubblicitarie. Confesso di aver sempre avuto un rapporto difficile con queste entità. Spesso erano sedi distaccate di aziende straniere, con poca conoscenza delle nostre competenze specifiche. Hanno quasi sempre snobbato il disegno animato, non ritenendolo così nobilitante per il prodotto come invece il film dal vero.

Quale fu il vostro primo carosello?
Quello per la vegetallumina, una pomata per guarire contusioni ed ematomi. La nostra fortuna fu che l’azienda non si rivolse a nessuno delle agenzie appena citate, ma a un produttore autonomo. Costui non aveva idea di cose proporre al suo cliente, così si rivolse a noi. Fu quasi automatico per noi pensare al contesto in cui ci si fa più male e quindi c’è più bisogno di un simile unguento: lo sport. A loro l’idea piacque: partimmo e realizzammo ben nove corti che ebbero un grosso successo, tanto che presero il premio “Campana di San Giusto” a Trieste. C’è anche una chicca: Ugo Tognazzi ci rubò una battuta per un altro film pubblicitario di cui era interprete! Per l’esattezza “Per giocare a tennis ci vuole la racchetta” seguita dall’apparizione di una ragazza piuttosto brutta e dall’errata corrige: “Racchetta, non racchietta!”

Al di fuori del Carosello, prima di iniziare un’impressionante sequela di personaggi celebri, ci fu però un’altra esperienza di legame musica/animazione che portò ottimi risultati.
Nel 1959 collaborammo con Garinei e Giovannini, sceneggiando in coppia con Giulio Cingoli le canzoni della trasmissione televisiva Canzonissima. Ai due autori proponemmo anche di scrivere per noi qualche Carosello. Avevamo avuto la prima commissione dalla Buton, azienda che tra gli altri produceva un brodo per dado. La coppia ci propose una serie dal titolo “Il dado è tratto”, prendendo spunto dalla vita di Giulio Cesare. Noi a nostra volta lo proponemmo alla Buton, che la bocciò. Garinei e Giovannini ci dissero di riferire ai “signori Buton” una frase irriferibile su quello che secondo loro avrebbero dovuto fare con i loro dadi, e così la collaborazione finì ancor prima di nascere.

Il primo vostro personaggio che in qualche modo fece la storia del Carosello fu Caio Gregorio er fusto der pretorio.


Per simbolizzare la buona qualità della scala d’oro, il tessuto in Terital che dovevamo promuovere, pensammo di usarli per vestire un centurione romano. Per caratterizzarlo gli fornimmo una voce che somigliava un po’ a quella di Aldo Fabrizi. I primi film erano sulla storia di Roma e sul rapporto tra greci e romani. La cosa era molto apprezzata, così proseguimmo fino a raccontare con gli stessi personaggi la storia del Medioevo. Alla fine non sapevamo più cosa fare, però. A proposito di riscrittura della storia, per la Charms realizzammo anche una storia della musica – per la precisione degli strumenti musicali.

Con il primo Carosello iniziò immediatamente la lunga e proficua collaborazione con Alfredo Danti.
Scrisse questi caroselli e gran parte dei successivi; fu un collaboratore favoloso. Lavorava a Milano per il radiogiornale locale come giornalista e speaker. La realizzazione grafica, invece, era appannaggio quasi unico di Gino Gavioli. Io mi occupavo di layout, storyboard e coordinamento generale. La terza mansione mi ritrovai a svolgerla mio malgrado. Se infatti Roberto si occupava del contatto con i clienti e Gino era il classico creativo che se ne sta nel suo angolo a pensare e realizzare i personaggi, qualcuno doveva pur controllare il lavoro ad animatori scenografi, musicisti e collaboratori vari. Nessuno mi ha mai “investito” di quel ruolo, mi ci trovai in mezzo e basta! Per quanto riguardava l’animare disegni altrui, invece, è un talento che mi riconosco. Gino diceva che con quattro disegni facevo un lungometraggio!

Fu poi la volta del siculo Vigile Concilia. Segno evidente che, quando ancora non c’era stata l’invasione dei comici da cabaret, i tormentoni che la gente per strada ripeteva erano dettati proprio dal carosello.
“Concilia” era diventata una frase ripetuta fino alla nausea, così come “Non è vero che tutto fa brodo” (dato che proprio il dado per brodo era il prodotto collegato al personaggio). Con Lombardi accadde anche una cosa abbastanza unica: la categoria che in qualche modo avevamo messo alla berlina, quella che oggi pomposamente viene chiamata “Polizia municipale”, non protestò per l’immagine che ne avevamo dato. Di solito in questi casi si urla alla lesa maestà!

Qual era la prassi produttiva?
Le ditte prenotavano gli spazi all’interno di quello che oggi chiamano palinsesto. Prenotati gli spazi, si rivolgevano a noi. Preparavamo un’idea e la sottoponevamo al cliente. Siccome ogni scenetta doveva essere approvata, prima della messa in onda, da una speciale commissione della Sacis, e la censura in televisione era davvero feroce, c’era già un sistema preventivo di autocensura, quindi in linea di massima le soluzioni considerate a rischio venivano limate. Un esempio lampante di quanto fosse asfissiante il controllo fu la frase “nel 400 avanti Cristo” che volevamo usare proprio in un episodio di Caio Gregorio, ma che fu cassata perché… non si poteva nominare Cristo! Abbiamo dovuto sostituire con “Più di duemila anni fa”. Telefonate, battaglie… era davvero logorante! Poi magari passavano cose che non avremmo mai pensato sarebbero state accettate… in un film si citava l’episodio di Caligola che aveva nominato senatore un cavallo. Qualcuno commentava laconico: “La tradizione continua, visto che adesso ci sono tanti somari in parlamento !” e nessuno alla commissione censura fece una piega!

I prodotti Solex tennero a battesimo la casalinga Pallina.
Ancora una volta fummo interpellati da un’agenzia autonoma, fermo restando che da quelle internazionali il disegno animato era bandito. Trattandosi di prodotti per la pulizia della casa, fu automatico pensare a una casalinga, un personaggio che avesse nell’albero genealogico una tradizione di pulizia di case importanti.

Le musiche di quei film segnarono una collaborazione di grande livello.
Erano del Quartetto Cetra, ma non realizzate appositamente per noi. La melodia era ricavate dal film Ciao mama, sulla quale l’onnipresente e mai troppo lodato Danti riscrisse un testo ad hoc. La lavorazione di questa serie era emblematica di come lavorare per il carosello fosse un (divertente, non lo nego) massacro senza orari. Siccome i quattro musicisti non si muovevano da Roma, io stesso una volta viaggiai in treno di notte per andare in sala d’incisione e presentare loro il testo accompagnato dal soggetto, che pur non essendo ancora disegnato prevedeva già delle azioni; il mio compito consisteva nel verificare che facessero i giusti stacchi che avrebbero fatto combaciare video e sonoro dando il giusto ritmo; fatto questo, poi tornavo a Milano con il prodotto finito. Musicalmente erano dei mostri, davvero preparatissimi.

Cosa che stavate diventando anche voi della Gamma Film.
Questo non sta a me dirlo. Certo di lavoro ce n’era davvero molto, tanto che dalla cantina dei Gavioli dove lavoravamo all’inizio in tre ci trasferimmo prima in un appartamento e poi, nel 1962, a Cinelandia, a Cologno Monzese.

Tornando alle frasi a rischio sulla classe politica, la prefazione di una brochure dedicata a Capitan Trinchetto, personaggio nato per pubblicizzare le Terme di Recoaro, recitava: “In fatto di «casciaballe» c’è una sola categoria in grado di battere i politici: i marinai.”
Quel personaggio era nato per un fumetto che avevamo progettato io e Gavioli, ma che non venne mai pubblicato. Il suo nome era una citazione: così si chiamava infatti il mozzo di Capitan Fortuna. Le sue storie giacevano quindi in un cassetto. Erano storie piuttosto ingenue, però quel raccontafrottole che parlava con i lettori narrando avventure tanto straordinarie quanto impossibili ci piaceva e avevamo in mente di recuperarlo in qualche modo. L’occasione ci venne data dal Carosello.

Joe Galassia promuoveva un prodotto molto noto.
E al direttore di quel marchio (per inciso la Coca Cola) non piacque per niente! L’agenzia aveva accettato e apprezzato l’idea, ma il “gran capo” non ritenne invece interessante l’animazione in sé. Bisognava un po’ combattere con questi pregiudizi, come quando la Agip, per la quale realizzammo uno short per la benzina e l’olio chiamati “Supercortemaggiore, a prodotto trasmesso ci mandò la classica, un po’ fantozziana lettera dall’alto con un laconico “Ma non avevate niente di meglio di un cartone animato da fare?”.

La Motta apprezzò di più Serafino Spazzantennino?
Sì, quello fu molto gradito dal cliente, anche se devo dire che Toto e Tata, i due personaggini realizzati da Paul Campani che promuovevano i prodotti dell’azienda prima che si rivolgesse a noi, non erano davvero male, tanto che avevano raggiunto una grande popolarità, che Carlo Della Corte definiva “non lontana da quella di Topolino e Minnie”. Non ho mai capito perché la Motta decise di cambiare.

La vispa Teresa ebbe un percorso ideativo particolarmente originale.
C’è stato un periodo in cui nel Carosello apparivano le tre gemelle figlio del proprietario della Imec, azienda di biancheria intima. Lui ci teneva molto a farle conoscere, ma probabilmente non “bucavano il video”. Pensò quindi di abbinarle al disegno animato. Il suo agente una rivista per ragazze che si intitolava La vispa Teresa, così mescolarono le due cose e le tre ragazzine vennero inserite in un mondo fiabesco. E la vispa Teresa, bellissima bambina disegnata da Gino Gavioli in stile primi del Novecento, con treccine e abiti svolazzanti, prese vita. Sulla musica dei tre porcellini, Danti ideò una canzoncina divertente che accompagnava le avventure di questa bambina che inseguiva una farfalla con un retino e, ogni volta che la prendeva, la vedeva trasformarsi in un capo Imec.

Per la Pirelli venne invece creata la famiglia preistorica composta da Babbut, Mammut e Figliut...

Danti aveva avuto modo di vedere in anteprima The Flintstones e in qualche modo vi si ispirò, anche se il risultato è evidentemente qualcosa che va in tutt’altra direzione. Era infatti una serie prettamente musicale, interrotta ogni tanto dai surreali e incomprensibili dialoghi in gramelot dei protagonisti.

Doria ispirò il cantastorie Taca Banda e il suo fido compare Oracolo.


Era abbastanza diverso dagli altri. La parte cantata dai Cetra era molto precisa, mentre all’interno c’era una certa libertà. Non era un discorso continuo, ma prevedeva degli stacchi, una serie di brevi idee l’una dietro l’altra. Non c’era uno schema preciso, ma lasciava maggior spazio alla libertà d’interpretazione.

Il piccolo frate Cimabue sembra un personaggio molto sentito dal disegnatore.


Dom Bairo, “l’uvamaro”, pare fosse ricavato da un amaro di produzione conventuale. Disegnare personaggi con la tonaca fu quindi automatico. E quella serie è Gino Gavioli allo stato puro! È il suo mondo, a lui piace disegnare frati, conventi, certose e abbazie, si tratta di una passione che ha sempre espresso in centinaia di bozzetti che ha prodotto per suo diletto. Far muovere quei personaggi voleva quindi dire concretizzare un suo sogno. Non ho nemmeno diretto quei disegni animati, cosa che di solito facevo un po’ per tutti, ha fatto tutto da solo!

E Vitaccia cavallina?


Era l’ennesimo personaggio che facevamo per la Buton, un’azienda per cui producemmo molto. Era però una delle rare volte in cui non lavorammo per un alcolico, bensì per un succo di frutta, il Derby. Tra i loro prodotti, infatti, ne promuovemmo altri, oltre naturalmente a Don Bairo, ma sempre con spot dal vivo e non a disegni animati. O meglio, per il brandy Vecchia Romagna. Facemmo alcuni esperimenti di mixaggio tra disegno animato e immagine dal vero, con Gino Cervi che interagiva e dialogava con un personaggio animato che si chiamava Sorbolik. Erano naturalmente i primi anni Sessanta, in cui era scoppiata la moda dei fumetti neri, “quelli con la K”, Diabolik, Kriminal, Satanik, ecc.

Tecnicamente realizzare un film con tecnica mista non era certo facile come oggi.
Assolutamente no! Bisognava usare i mascherini, non certo il blue back che hanno inventato gli americani per Mary Poppins. Dal punto di vista fotografico, infatti, i lavori fatti con Cervi non sono bellissimi, ma era il massimo che si poteva ottenere con la tecnica di allora, un procedimento che oltretutto era lunghissimo e complicatissimo. Ho ricordi gustosi, anche se non strettamente attinenti all’animazione, ancora su Cervi e sulla Buton. Per il vino Rosso Antico, infatti, riuscimmo a ingaggiare sia lui sia Fernandel, allora all’apice del successo con le loro interpretazioni cinematografiche di don Camillo e Peppone. Le loro schermaglie non avvenivano solo sul grande schermo: li si poteva pensare amiconi, invece bisognava stare attenti a dare identico spazio e tempo a entrambi oppure ne sarebbe potuto nascere un pandemonio! Questo senza nulla togliere alla loro grande professionalità, naturalmente. Quando la Buton ci propose per la prima volta di usare la celebre coppia, contattammo per primo Giovanni Guareschi, l’autore del fortunato ciclo letterario di Don Camillo, ma la sua proposta poi non piacque al committente, quindi perdemmo la possibilità di lavorare anche con lui.

Abbiamo detto in precedenza dello scarso gradimento da parte dell’Agip della vostra animazione per la “potente benzina italiana” Supercortemaggiore. Eppure…
Eppure è una delle opere che mi riguardano più direttamente e una di quelle di cui vado più fiero. Gino non collaborò, l’idea era mia e di Danti e l’animazione mia. C’era Don Chisciotte che andava contro i mulini a vento che in realtà erano prodotti della tecnologia.

Come e perché finì “Carosello”?
Le agenzie, in pratica, posero alla Rai un aut aut: non avrebbero più portato i loro clienti se fosse rimasto il Carosello come forma di promozione. Secondo loro era controproducente, non dava la giusta visibilità al prodotto, dato che questo veniva nominato solo alla fine del film. Come ultimo tentativo, cercammo anche di coinvolgere il personaggio stesso nella promozione del prodotto, ma non ci fu nulla da fare. La pubblicità finale, che loro chiamavano “codino”, a loro modo di vedere non giustificava la spesa, anzi creava addirittura confusione! Secondo le loro indagini, il pubblico legava i personaggi a prodotti che in realtà erano collegati ad altri! Carosello, però, venne trucidato, la sua fu una morta lenta: inizialmente il tempo del film prima dello spot fu portato da novanta a sessanta secondi, poi in un minuto venne compresso tutto, pubblicità compresa. Per un po’ continuammo a fare disegno animato per queste pubblicità ridotte, ma i grossi studi di pubblicità chiusero, o quantomeno si spostarono su altri tipi di produzioni.

Adesso, ovvio, tutti a nanna.

3 commenti:

Eugenio ha detto...

Non so se esiste un premio per il miglior post dell'anno, ma se esistesse, io questo lo candiderei.

E se non esiste...
...lo inventiamo?

Alessandra ha detto...

Più che un commento, la mia è una richiesta di informazioni...sono rientrata dalle ferie solo oggi, e ho saputo di Roberto Gavioli; visto che ho conosciuto lui e la sua famiglia, compresi i collaboratori (nel 2005 ho fatto una tesi sulla Gamma Film), volevo chiedere se qualcuno può darmi indicazioni su articoli di giornali o di internet in cui si è parlato della sua scomparsa...Grazie in anticipo.

Davide Barzi! ha detto...

Ciao Alessandra, devo un po' fare il punto e poi ti so fornire qualche dato. Sicuramente alcune cose interessati sono uscite sul blog di Luca Boschi, del quale trovi il link nell'homepage del mio.
La tesi sulla Gamma Film... ha già un editore? Mi sembra una cosa molto interessante... se ti va, scrivimi all'indirizzo dbarzi@libero.it