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martedì 25 agosto 2009

Il Giornalino


"Il Giornalino ha anch'esso cambiato Direzione, ma non, ovviamente, la direzione che è caratteristica di questa longeva testata cattolica. Ora gode di un periodo particolare, segnato dai festeggiamenti per gli 85 anni di vita, che vede la ripubblicazione di gioielli del passato, commentati puntualmente da Davide Barzi, dalla notevole Petra Cherie di Attilio Micheluzzi, al Larry Yuma di Claudio Nizzi e Carlo Boscarato ecc."

Il resto dell'articolo qui.

© afNews/autore - ISSN 1971-1824 - Gianfranco Goria 25.8.09

domenica 23 novembre 2008

Paperino vs. Martin Mystère

Tempo di cross over improbabili?
No, semplicemente lista della spesa delle mie uscite settimanali in edicola.
Prosegue la collana "313 la mitica auto di Paperino": da venerdì è in edicola il n° 51, con coperchio del vano batterie, batteria, cintura di sicurezza, 5 visti S5 e viti S12.
Non temete, nulla di tutto ciò l'ho prodotto io (dichiaro candidamente che non saprei nemmeno cambiare una gomma), di mio c'è solo un articolo su Monta Saint-Michel, "la meraviglia dell'occidente".
Quanto a Martin, invece, è da sabato in edicola l'Almanacco del mistero 2009.
Oltre al mio consueto articolo, la parte di rubriche presenta "i dossier dedicati agli 'eroi reinventati', ovvero quando Dracula incontra Sherlock Holmes, a Quatermass, lo scienziato sempre pronto a salvare la Terra dagli alieni, ai Mondi Perduti di Edgar Rice Burroughs e una panoramica su libri, film e telefilm dell’Annata Mystero."

sabato 15 novembre 2008

Paperino vs. Diabolik

Negli ultimi dieci giorni non ho tenuto il passo delle mie uscite in edicola: due numeri della collana "313 la mitica auto di Paperino", il 49 e il 50, sono usciti rispettivamente il 7 e il 14 novembre.
Nel primo c'era un'amaca.
Se vi state chiedendo cosa ci faccia un'amaca tra i pezzi per costruire un'automobile, avete una vita troppo frenetica: fermatevi a leggere i due articoli che ho scritto per i fascicoli, il primo dedicato al Parco Nazionale dei laghi di Plitvice, il secondo al museo del cioccolato di Norma.
Se non ci siete mai stati, avete una vita che necessita di dosi aggiuntive di dolcezza.
Se però volete mantenervi ipercinetici e amari, potete leggere il trentaseisemo numero della collana "Diabolik - Le origini del mito", allegato editoriale alla Gazzetta dello sport, in edicola dal 13, con dettagli inediti sui cambiamenti di misure del seno di Eva Kant.

lunedì 3 novembre 2008

313

Per i fan dei giochini vari, segnalo che in edicola c'è il n° 48 dell'opera De Agostini "313 - La mitica auto di Paperino".
Contiene copricavo posteriore destro, mano destra di Quo, cinghia fermabagagli, 5 viti S8, 2 perni superiori degli ammortizzatori.
E un mio articolo su Castel del Monte.

Attenzione, l'articolo è già montato e non prevede l'acquisto di altri numeri per essere letto.

lunedì 20 ottobre 2008

domenica 21 settembre 2008

Diabolik contro Cobrak

In edicola trovate il ventottesimo numero della collana "Diabolik - Le origini del mito", allegato editoriale alla Gazzetta dello sport. Contiene gli albi "Trappola di sangue" e "Momenti disperati". I due titoli in questione sono usciti in edicola per la prima volta nel marzo 1966, parallelamente ai numeri uno dei due pocket neri Cobrak e Terror.
Se non li avete mai sentiti nominare non temete: stiamo infatti ancora aspettando per entrambi l'uscita del numero 2...
Pare che il primo Cobrak, nell'asta della Little Nemo, avesse come prezzo base quello di 250 euro!
Per inciso, sto cercando di capire come mai, se digito "Cobrak" su Google, mi escono le copertine di "Nuda per te" e "Per amore si uccide".
Bah.

Almanacco dell'avventura 2009

Mentre consegno l'articolo per l'Almanacco del west 2009, ecco in edicola l'Almanacco dell'avventura 2009.
Piatto ricco, come al solito: "dossier dedicati all’ossessione senza fine dei cacciatori di tesori, all’Africa appassionata e violenta di Wilbur Smith e a D’Artagnan e i Tre Moschettieri! "
In più una storia di Zagor di Luigi Mignacco e Alessandro Chiarolla.
Nel mio articolo si parla di "Decio" (Giorgio Albertini/Giampiero Casertano), "L'isola del paradiso" (Piero Fissore/Elena Pianta), "Alice in Sunderland" (Bryan Talbot) e "Gli scorpioni del deserto: quattro sassi nel fuoco" (Matteo Casali/Giuseppe Camuncoli).

Buona lettura!

mercoledì 3 settembre 2008

Diabolik - Le origini del mito n° 26

In edicola trovate il ventiseiesimo numero della collana "Diabolik - Le origini del mito", allegato editoriale alla Gazzetta dello sport. Ci trovate "La casa della paura" e "Il mistero del tatuato".Colgo l'occasione per invitarvi a fare un giro sulla nuova versione del sito di Diabolik.
Se però avete solo poco tempo da dedicare alla visita, andate subito alla mappa interattiva della città di Clerville, che è il vero gioiello di questo agggiornamento.

sabato 23 agosto 2008

Diabolik- Le origini del mito n° 24

In edicola trovate il ventiquattresimo numero della collana "Diabolik - Le origini del mito", allegato editoriale alla Gazzetta dello sport. Ci trovate "Il mistero della bara",

"che dal titolo può sembrare un horror e dalle prime pagine una vicenda diabolika abbastanza usuale, ma diventa una sorta di spy story fantabiologica con venature da romanzo rosa"

(mi cito addosso) e "La morte aspetta nel buio", dove "è Eva a deliziare il lettore e scandalizzare i perbenisti in cinque tavole in cui si mostra con una provocante lingerie, per chiudere la sequenza con un appassionato bacio tra lei e il suo uomo" (la so lunga, per chiudere le citazioni alleniane).

mercoledì 13 agosto 2008

Ascolta sempre i polmoni, Vitali

Torna in edicola "Ascolta sempre il cuore Remì", collezionabile De Agostini che presenta "le avventure di un bambino coraggioso" (e invero un pelo sfigato).
La serie si compone di 25 uscite "corredate da fascicoli illustrati con il riassunto degli episodi e il romanzo di Hector Malot a puntate, da rilegare nelle pratiche copertine di volume".
Sappiate che dopo Hector Malot arrivo io.
Nel senso che, finito il romanzo, gli ultimi numeri contengono testi di approfondimento da me scritti, e per la precisione "Hector Malot", "Saltimbanchi e cantastorie", "Teatro drammatico e melodramma francese" e "I viaggi di Remì", oltre alle schede di Vitali e della compagnia dei saltimbanchi, di Mattia e degli altri ragazzini incontrati da Remì, dei Milligan e degli Acquin.

SpoilEarl

E' il edicola "Telefilm Extra 2008 - I 100 telefilm che vedremo".
Se volete completamente rovinarvi la visione della seconda stagione di "My Name Is Earl", grazie a un articolo che vi svela più o meno tutti gli eventi importanti che capitano a Earl Hickey e soci nel corso dei ventitre episodi, non avete cha da leggere il mio articolo ivi contenuto.

sabato 9 agosto 2008

La sottile linea rosa

Ogni tanto metto su facebook (venitemi a trovare, fa sempre piacere) le copertine di opere dove c'è pubblicato qualcosa di mio, così, per fare un po' di ordine nei "fiumi di parole" sparsi qua e là in dieci anni (ebbene sì, a settembre si festeggia la doppia cifra).
Sfogliando quelle pagine, ho trovato un articolo del 2001 tutto al femminile che vi voglio regalare.
Buona lettura.


La sottile linea rosa

LE DONNE DEL GIORNALINO

In trincea per anni a combattere una guerra per avere il loro giusto peso nel mondo del fumetto, i personaggi femminili hanno invece vissuto sempre in pace, con un loro giusto e meritato spazio, tra le pagine della storica rivista.

di Davide Barzi

Sono davvero tante le bambine, ragazze, donne e signore apparse in 77 anni sulle pagine del settimanale delle Periodici San Paolo, un vero e proprio esercito. Di pace, naturalmente. A guidare queste truppe troviamo molte titolari di serie. La cosa però non deve stupire più di tanto, visto che la particolare attenzione dedicata all’altra metà del cielo (no, non preoccupatevi, non userò la patetica e falsa definizione di “sesso debole”) era già chiara sin dal primissimo numero del Giornalino. Quando infatti la rivista, il 1° ottobre 1924, si presentò ai suoi potenziali lettori lo fece con un biglietto da visita in cui si dichiarava dedicato “ai bambini che vanno a scuola”, “agli ometti coi calzoni corti” ma anche “alle donnine col grembiulino che vogliono sapere tante cose e dicono sempre “perché?””. Una dichiarazione d’intenti importante e lungimirante, visto che le lettrici sono una fascia di pubblico che per lunghi anni è stata minoranza e quindi anche poco considerata dalle case editrici. Anche un grosso colosso editoriale come la Sergio Bonelli Editore ha dovuto attendere il fenomeno Dylan Dog per vedere sensibilmente allargato il suo parco lettrici, tanto da poter poi dedicare in anni più recenti addirittura due testate a personaggi femminili (è vero che, almeno nel caso di Legs Weaver, forse buona parte dei lettori sono maschi più interessati alle di lei forme – in nomen omen – ma questo è un altro discorso). Solo con il devastante dilagare dei manga, forse, le lettrici hanno raggiunto, forse addirittura superato, i lettori. Questa però è storia recente. Tornando indietro, se le rubriche dedicate alle lettrici hanno sempre avuto una parte importante sul settimanale fondato da don Giacomo Alberione, il primo fumetto con protagonista assoluta una ragazza e in cui quindi una lettrice adolescente potesse immedesimarsi è del 1975.

Susanna dai capelli rossi

La prima arruolata in questo esercito di pace, ironia della sorte, è stata creata da un prolifico realizzatore di storie di guerra (per l’inglese Fleetway), Gino D’Antonio. Già da cinque anni l’apprezzato sceneggiatore e disegnatore della Storia del West collaborava al Giornalino, quando decise di creare una serie più ironica e lieve delle sue precedenti, come ad esempio Jim Lacy. E cosa c’è di più leggero e brioso di una spumeggiante protagonista femminile? Ecco nascere Susanna, personaggio che per i successivi vent’anni dirà la sua dalle pagine della rivista. Quindicenne iperattiva e altruista, il personaggio non ci mette molto a conquistare le lettrici e i lettori con le sue avventure per mari e… mari a bordo del bizzarro battello Eunice, mezzo che all’occorrenza, può trasformarsi addirittura in sommergibile, come accade proprio nel primo episodio della serie, uscito sul n. 29 (anno 51) del settimanale. Comprimario della serie è uno sconclusionato scienziato e inventore parente della rossa, zio Reginaldo. Non meno buffo e strambo è l’antagonista, il dottor Zero, parodia di tutti i nemici che si agitano per le pagine dei fumetti urlando a ogni piè sospinto “conquisterò il mondo!”. Naturalmente i suoi tentativi finiscono puntualmente in sonori fallimenti. Le avventure di Susanna, nonostante i propositi da commedia, trattano argomenti d’attualità, spesso legati a tematiche ecologiche. Alle matite della serie (mentre per i testi è rimasto ben saldo al timone dell’Eunice D’antonio) si sono alternati, oltre al creatore della serie, addirittura Renato Polese e Ferdinando Tacconi.

Quello che le donne non scrivono

L’esercito avanza lento, silenzioso ma inarrestabile, e l’anno successivo conquista un altro importantissimo avamposto: un personaggio femminile scritto da una donna. È il 1976, e una diciannovenne romana studentessa di filosofia dal cognome che fa venire i brividi ai lettori del Giornalino inizia a scrivere storie a fumetti. Si chiama Laura De Luca. Il suo personaggio, di qualche anno più giovane di lei, viene battezzato Spugna. La serie, rispetto a Susanna, è più orientata verso il genere umoristico, complici le matite dell’eclettico Carlo Peroni. Un’altra sostanziale differenza tra le storie di D’Antonio e quelle della coppia De Luca/Peroni è l’ambientazione. Spugna infatti vive le sue avventure in un ambito quotidiano; la narrazione si sviluppa infatti attraverso quei piccoli grandi eventi di tutti i giorni che traghettano dall’adolescenza alla maturità. Il suo mondo è composto dal fratello Gulp, il gatto Ippi, gli amici Tony, Perone e Pilade. I suoi problemi non sono le macchinazioni di un’improbabile sedicente conquistatore planetario, ma più semplicemente frequentare la scuola, fare i compiti, aiutare la mamma nelle faccende domestiche. Questo apparente “basso profilo” si dimostra invece proprio il punto di forza della serie, il quid che ne fa un successo soprattutto tra le lettrici che rivivono le loro esperienze attraverso quelle della bionda e lentigginosa Spugna. L’estroversa adolescente, comunque, tra una spesa e un pranzo da preparare, trova il tempo per impegnarsi in diverse attività come scrivere sul giornalino di classe oppure addirittura fare la dee jay in una radio privata. Naturalmente vengono trattati i problemi tipici dell’adolescenza, come la rivalità tra coetanee per farsi notare dai maschietti; è questo uno dei motivi scatenanti dell’invidia dell’antipatica Marilla, che studia ogni volta dispettose macchinazioni per mettere in cattiva luce la simpatica protagonista. Spugna, però, un po’ per fortuna, un po’ per furbizia, riesce sempre a disinnescare i piani della sua antagonista.

Una Nico per amico

Nel 1981 arriva un’altra recluta destinata ben presto a diventare generale: lo schema vincente ragazza adolescente/famiglia/amici/vita quotidiana viene riproposto nelle storie di Nicoletta. Si tratta di tutto fuorché di una copiatura, naturalmente, tanto è vero che il personaggio viene così apprezzato che le sue storie durano tuttora e nei periodici sondaggi di preferenza proposti ai lettori si piazzano sempre ai primi posti, superando anche star internazionali del calibro di Asterix e I puffi. I creatori di questo successo sono Claudio Nizzi per i testi e Clod (Claudio Onesti) per la parte grafica. Il primo passa quasi subito il testimone a Lina (Paola Ferrarini), mentre Onesti disegna ancora oggi con lo stesso entusiasmo le storie del suo biondo personaggio, storie che inizialmente si svolgevano in folgoranti quadretti di due tavole ma che da quattro anni a questa parte, ogni tanto, si concedono un po’ più respiro fino ad arrivare anche a otto tavole. Per le lettrici e i lettori si tratta di un rassicurante appuntamento quasi fisso, quasi un ritorno tra amici che per impegni reciproci si riescono a vedere solo una volta la settimana. Che Nicoletta sia una dolce abitudine è dimostrato dal fatto che quando il personaggio non viene pubblicato per troppo tempo i lettori scrivono alla rivista preoccupati del destino della serie. Questa amica virtuale (ma così ben tratteggiata che a volte se ne parla come di una che vive davvero accanto a noi) è una tipica adolescente, fissa nel suo ruolo e nella sua età come spesso capita nei fumetti, eppure magicamente vicina ai suoi coetanei di diverse generazioni, attenta ai mutamenti dei tempi e senza mai perdere il filo diretto con i lettori di quell’età delicata fatta di entusiasmi e depressioni, che sono poi le due costanti del carattere di Nico, una ragazza in gamba e con saldi valori morali, nonostante la sua impulsività la porti spesso a essere considerata alla stregua di una catastrofe naturale. A fare fronte a questo biondo cataclisma troviamo il fratello maggiore Cesco, detto più sbrigativamente Rompi, i terribili cuginetti Dado e Camilla, il ragazzo del cuore Luca e le compagne di scuola.

Good Morning Mitty

Nel 1986 Lina decide che è giunto il momento di creare un suo personaggio femminile. Si affida quindi alle matite di uno dei disegnatori della “madre di tutti i personaggi femminili del Giornalino”, Renato Polese, e dal connubio creativo nasce Mitty, una serie meno comica di Nicoletta ma non per questo meno affascinante. Nelle intenzioni iniziali dei due autori le avventure del personaggio avrebbero dovuto svilupparsi solo in avventure molto lunghe, ma col tempo Mitty è riuscita a riflettere tutto il suo carattere, forte e intraprendente, anche nelle storie brevi. Tanto bella quanto intelligente, dotata di un ammaliante sorriso, Mitty ama andare a cavallo, ma spesso deve lasciare da parte questa sua passione per svolgere complicate indagini, occupandosi anche di tematiche impegnate e difficili, come ad esempio quella dell’infanzia abbandonata. Ad aiutarla nelle sue avventure c’è il biondo e aitante Greg. Nello stesso anno Lina crea anche la serie Speedy Car per le matite di Segio Zaniboni, il che non ha niente a che fare con le donne, ma d’altro canto forse Zaniboni stesso pensava di non avere niente a che fare con una bambina vietnamita che nello stesso anno appariva in una storia del personaggio Ricky. Di lì a qualche anno, invece, le loro strade si sarebbero incontrate…

Piccola donna cresce

Se Nicoletta e Mitty sono ferme da anni in un limbo temporale, ci sono invece a volte personaggi che con il tempo crescono, addirittura a volte invecchiano. Non parliamo di riletture dei personaggi, episodi isolati per quanto curiosi e a volte di notevole livello qualitativo piuttosto diffusi in america (dall’inarrivabile Batman anziano visto ne Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller agli eroi Marvel stravolti di Terra X di Alex Ross e Jim Krueger) ma di personaggi che all’interno della loro serie regolare, o a volte conquistandosi una serie dopo essere partiti come comprimari, si evolvono naturalmente. È il caso di Maj Lin, una bambina figlia di una vietnamita e di una giornalista italiano fuggita dal Vietnam in un episodio della serie Ricky. Qualche tempo dopo, per l’esattezza nel 1996, la ritroviamo adolescente. Ora vive assieme al pestifero ragazzino Dennis nella casa del padre di Ricky, un archeologo giramondo. O meglio, ci passa ogni tanto, visto che assieme al suo ospite vive avventure in ogni angolo del mondo conoscendo persone di tutte le razze. È evidente il lodevole intento degli autori Luciano Giacotto e Sergio Zaniboni (il secondo poi sostituito da Paola Camoriano): raccontare non solo la storia di una ragazza, ma più precisamente di una straniera in terre straniere, che in maniera ambivalente sogna un giorno di tornare nel suo paese eppure nel contempo si sente cittadina del mondo mostrando un’incontenibile e invidiabile voglia di vivere e spirito di adattamento.

Cuore di Petra

La nostra marcia di pace prosegue con un passo avanti, un passo indietro e una vera guerra. Il passo avanti è anagrafico, perché mettiamo da parte le adolescenti e arriviamo a una ragazza ventitreenne. Il passo indietro è storico, perché questo personaggio vive le sue avventure tra la fine della Belle époque e l’inizio degli anni Venti. La guerra in questione, ovviamente, è il primo conflitto bellico. Mentre il conflitto fuori impazza, in una grande casa di Sluis, nell’Olanda neutrale, vive Petra de Karlowitz, conosciuta come Petra Chérie. Vissuta in Cina, orfana del ricco affarista polacco Jan de Karlowitz e della bellissima Eliane, Petra ha ereditato una grande fortuna consistente per lo più nella società commerciale di famiglia, che amministra con rara maestria. Petra però è tutto fuorché una mera contabile da scrivania. Il suo spirito avventuroso, eccentrico e anticonformista, evidente anche dal taglio di capelli inusuale per la sua epoca (si imporrà infatti solo alla fine della guerra), la spinge a viaggiare, pilotando in maniera spericolata il suo aereo e facendosi trovare sempre pronta a combattere per quella che ritiene una giusta causa. È per esempio in stato di costante guerriglia contro austriaci e tedeschi, mostrando così una chiara simpatia per gli alleati franco-inglesi. L’ennesima figura di donna riuscita, quindi, anche se la sua atipicità forse va ricercata nel fatto che inizialmente Petra doveva essere un uomo. Quando infatti il suo creatore e realizzatore unico Attilio Micheluzzi la ideò nel 1977 doveva chiamarsi Ruppert de Karlowitz, detto “il vicario” perché avrebbe dovuto citare versetti della Bibbia adatti alle diverse situazioni (diciassette anni prima del killer interpretato da Samuel L. Jackson in Pulp Fiction!). Fu l’allora direttore del Corriere dei piccoli, Alfredo Barberis a convincerlo a trasformarlo in una donna. Ottimo consiglio! Un’altra nota curiosa sulla serie è che tra le sue pagine spesso appaiono personaggi realmente esistiti come Lawrence d’Arabia, Igor Strawinskij o Manfred Von Richtofen (meglio conosciuto come il Barone Rosso).

Avventuriera

A proposito di Barone Rosso, l’esercito in gonnella del Giornalino può vantare una flotta aerea di tutto rispetto, che non comprende solo Petra Chérie. Sulle pagine della rivista non è apparso solamente il mitico eroe delle prima guerra mondiale, ma – dal 1996 - anche sua nipote, contitolare di una serie creata addirittura da Gino D’Antonio e Sergio Toppi. L’avvenente signorina in questione, chiaramente di nazionalità tedesca, si chiama Magda von Richtofen ed è sensibile, ecologista e idealista. A un certo punto della sua vita necessita di un pilota esperto che la accompagni nella sua missione nella foresta amazzonica. Lo trova, ma non si tratta certo di un personaggio ammaliante come altri suoi colleghi quali Mister No o Aquila Blu. Il suo nome è Moroni, ed è un mercenario senza scrupoli, trascurato, sovrappeso e grande bevitore. L’esperienza però non gli manca, quindi la discendente dell’aviatore tedesco lo sceglie nonostante la sua poco invidiabile collezione di difetti. Nel corso della loro avventura però, Magda & Moroni, questa accoppiata che inizialmente verrebbe da bollare come “la bella e la bestia” inizia ad assumere contorni psicologici più ampi e sfumati, quei contorni che solo i grandi sceneggiatori sanno conferire ai personaggi. Magda si dimostra più decisa e meno fragile di quanto possa sembrare, mentre Moroni si rivela molto meno cinico, ma solo pieno di ricordi e nostalgie, rabbia e delusione che lo hanno portato ad affogare nell’alcool un ingombrante passato.

Poli Zia

Un esercito che si rispetti ha sicuramente bisogno dell’entusiasmo e dell’energia dei giovani, ma non arriverebbe da nessuna parte senza l’esperienza degli anziani. Niente paura, l’esercito femminile del Giornalino dispone anche di comandanti di grande esperienza. È il caso della simpatica e perspicace Zia Agatha, una signora avanti con gli anni, arguta e un po’ impicciona, che si dedica all’investigazione. Il personaggio è un dichiarato omaggio ad Angela Lansbury, le famosissima Signora in giallo dell’omonima serie televisiva. Zia Agatha, infatti, proprio come il personaggio del telefilm, è una scrittrice di gialli con l’hobby del detective. Naturalmente anche il suo nome non è stato scelto a caso, visto che è proprio quello della più famosa giallista di tutti i tempi, Agatha Christie, che tra l’altro ha fatto apparire in alcuni suoi romanzi una scrittrice di gialli che risolveva difficili intrighi assieme al celebre investigatore Hercule Poirot. Un gioco di scatole cinesi da far venire il mal di testa. A proposito di testa, con quei capelli da punk portati assieme a un abbigliamento sgargiante, zia Agatha sembrerebbe tutto tranne una vecchietta! Spesso si dimostra addirittura più spigliata e giovanile del nipote, con l’aiuto del quale vive storie gialle complesse, appassionanti e divertenti abilmente orchestrate dagli sceneggiatori Mauro Cominelli e Paola Ferrarini (un punto in più per le autrici femminili) e dai disegnatori Giuseppe Montanari, Claudio Piccoli, Giorgio Sommacal e Paola Camoriano (due punti in più). La prima pubblicazione risale al 1992, e le avventure della bizzarra signora continuano tuttora.

Un eroe in famiglia

Il Giornalino, fedele al motto con cui è stato creato, “educare divertendo”, ha sempre promosso alcuni valori, non ultimo quello della famiglia. Per questo molti dei personaggi femminili della pluridecennale storia della rivista sono mogli e madri, ma non per questo meno importanti e interessanti delle loro “colleghe”. Dimostrazione di questo sono le difficoltà a cui i personaggi vanno incontro quando in famiglia la parte femminile manca. Ne è un esempio il Commissario Spada, storica serie (attendiamo da trent’anni una ristampa in volume) creata nel 1970 da Gian Luigi Gonano e Gianni De Luca. Eugenio Spada è vedovo e deve provvedere da solo ai bisogni del figlio adolescente Mario; spesso le sue vicende familiari, che fanno da costante contrappunto a quelle poliziesche, si dimostrano molto più difficili da risolvere delle seconde. Eh, se ci fosse stata una Tatiana… chi è Tatiana? Tatiana è la moglie di Steven Stevenson. I due coniugi in questione, protagonisti della serie Due cuori e un’astronave, hanno un mènage familiare decisamente atipico: la loro vita si volge infatti a bordo dell’astronave Vagabondo, adibita al trasporto merci da una colonia spaziale all’altra; la moglie ne è il pilota, lui invece è un idealista laureato in ecologia terrestre ma costretto a trasformarsi in commerciante dato che sulla Terra, nel 2897, l’erba ha smesso di crescere da un bel po’ di tempo. Autori di questa gustosa space-soap-opera datata 1988 sono Luigi Mignacco per i testi e l’attuale co-responsabile del settore fumetti Roberto Rinaldi per i disegni. Torniamo invece sul nostro pianeta, anzi addirittura nella nostra nazione, per presentare la madre, e quindi la famiglia, che in assoluto ha dato il senso più compiuto all’aggettivo “multietnico”: si tratta di Silvia, una bella signora italiana bionda, di professione giornalista in una non meglio precisata TV regionale. Attorno a lei si muove l’intera Famiglia Arcobaleno. Mai nome fu più azzeccato: il signor Rainbow è di colore e fa il medico, una dei due figli, Yumi, proviene dall’Estremo Oriente e la baby sitter Wendy è una ragazza americana venuta in Italia per fare la cuoca. Tutti gli angoli del mondo sono riuniti sotto lo stesso tetto, per dimostrare come non abbiano più senso parole come razzismo, discriminazione, intolleranza, nazionalismo. E per dimostrarlo in maniera molto divertente! La piacevole lezione ci è impartita dal 1998 Ottavio De Angelis e Spartaco Ripa.

Storie dalla Storia

A completare questa rosa dozzina (in realtà sono tredici, ma il gioco di parole era troppo bello per potervi rinunciare) non può mancare un accenno alle grandi donne di cui Il Giornalino ha ospitato le biografie a fumetti. È infatti una nobile tradizione della rivista quella di far conoscere ai giovani lettori, tramite un mezzo efficace e immediato come il fumetto, la vita di personaggi che hanno lasciato il segno nella storia dell’Umanità. Tra di loro vanno ricordate Florence Nightingale, la cui storia è stata raccontata nel 1986 da Raoul Traverso e Attilio Micheluzzi, Chiara di Assisi, scritta da Giuseppe Ramello e disegnata da Carla Ruffinelli, e Teresa, la biografia di madre Teresa di Calcutta ridotta a fumetti ancora da Ramello e disegnata da Massimo Franco Fantuzzi.


(articolo apparso originariamente su if n° 10, "Nuvola rosa", Epierre, marzo 2001)


Se poi vi interessa la "versione macho" dei miei articoli riguardanti Il Giornalino apparsi su if, la trovate qui.


lunedì 28 luglio 2008

Transformers versus Power Rangers

Dal sito della Sergio Bonelli Editore: "i dossier dedicati alle metropoli “immaginarie”, ad Arthur C. Clarke, lo scrittore che esplorava l’Infinito, e ai Transformers, Power Rangers e gli altri “eroi per gioco”, oltre ai libri, film e video dell‘Annata Fantascienza".

Parliamo ovviamente dell'Almanacco della fantascienza 2009, da pochi giorni in edicola.
Come di consueto, due paginette sui fumetti a cura del sottoscritto.

venerdì 11 luglio 2008

Eva di legno?

Non per spaventarvi, ma vi riporto uno stralcio di una conferenza stampa di Monica Bellucci:
Monica Bellucci: Essendo io una ragazzina di ieri, cresciuta senza internet, amo molto i fumetti, infatti ho preso parte anche a film tratti dalle strisce disegnate.
E quale era il suo fumetto preferito?
Monica Bellucci: Sicuramente "Diabolik".




In edicola intanto trovate il diciottesimo numero della collana "Diabolik - Le origini del mito", allegato editoriale alla Gazzetta dello sport. Ci trovate "L'ombra della notte" e "Scacco alla malavita", nonché un articolo su Diabolik oltre il fumetto, dove non troverete Monica Bellucci, bensì Betty Curtis (giuro!).

domenica 29 giugno 2008

Mi ricordo montagne (di muscoli) verdi

1) Osservare la copertina qui sotto;2) Concentrarsi sul volto dal colorito atipico in altro a destra;
3) Pensare a chi può aver scritto con adolescenziale trasporto l'articolo dedicato al personaggio di cui sopra;
4) Acquistare Retro n° 16, attualmente in edicola.
5) Se l'articolo vi ha provocato un brivido, accorrere in una sala cinematografica e visionare il film diretto da Louis Leterrier. La pellicola, miscelata all'effetto amarcord, crea piacevoli sensazioni.

sabato 28 giugno 2008

Latito latito

"E se io latito latito
Mica faccio un illecito
Se non sai dove abito
Se non entro nel merito
se non vado a discapito
Dei miei stessi consimili
Siamo uomini liberi
Siamo uomini liberi"

Ebbene sì, ieri sera ero al concerto di Daniele Silvestri a Villa Arconati, a Castellazzo di Bollate (ma se Giovanni vi dice che mi ha visto ballare non credeteci). Ho però postato questo stralcio de "La paranza" perché rende ben la mia assenza negli ultimi giorni.
Ma nel frattempo i distributori mandano comunque roba in edicola...

...per esempio da giovedì si più trovare il sedicesimo numero della collana "Diabolik - Le origini del mito", allegato editoriale alla Gazzetta dello sport. Ci trovate "Morte su appuntamento" e "Il genio della rapina", nonché lumi sui nessi tra "Il nome della rosa" e il personaggio creato da Angela e Luciana Giussani. Crepi l'avarizia, oltre alle presentazioni dei due episodi, c'è anche un articolo sul rapporto tra il Re del Terrore ed Eva Kant.

Tra parentesi, nella ricerca che porterà alla riedizione delle "Regine del Terrore", credo di essere vicino alla persona che ha ispirato a Luigi Marchesi lo chignon di Lady Kant.
Son soddisfazioni.

sabato 14 giugno 2008

Scacco alle edicole













E' in edicola il quattordicesimo
numero della collana "Diabolik - Le origini del mito", allegato editoriale alla Gazzetta dello sport. Ci trovate "L'ombra della notte", "Scacco alla malavita" e Diabolik contro David Niven. Ovviamente l'ultima cosa che ho scritto è il gancio per incuriosirvi e invitarvi a leggere l'articolo di presentazione delle due storie, nonché quello su scienza e tecnologia diabolika, dove vi si insegna come fare inversione di marcia senza rischi.
A patto che guidiate una Jaguar E-Type adeguatamente taroccata, ovviamente.


lunedì 2 giugno 2008

Raccolta di figurone

I GIGANTI DEL GIORNALINO

(articolo apparso originariamente su if n° 9, Epierre, marzo 2000)

La più longeva delle riviste a fumetti d’Europa (forse addirittura del mondo), nei suoi primi, gloriosi 75 anni di vita, ha presentato ai suoi lettori decine e decine di grandi personaggi. Ma alcuni di loro, oltre che grandi, sono anche decisamente grossi...

Il Giornalino, ovvero una macroscopica matrioska, cioè un gigante assoluto dell’editoria italiana che contiene in sé numerosi giganti del fumetto. Grandissimi disegnatori, sceneggiatori e personaggi si sono avvicendati e continuano a farlo da quell’ormai lontano 1° ottobre 1924, quando comparve sulla scena editoriale la rivista fondata da don Giacomo Alberione con il motto “Educare divertendo”. In tutta sincerità va detto che inizialmente il suo aspetto esteriore non dava proprio l’idea dell’imponenza: era infatti un agile albetto di 8 pagine, ma fin da subito grande nei contenuti e nelle intenzioni. E quando hai la robustezza nel DNA prima o poi la esprimi anche esteriormente. Anche i primi personaggi non erano esattamente dei colossi a vedersi, ma in qualche modo riuscivano comunque sempre a giganteggiare. Quello che viene considerato l’antesignano di tutti gli eroi del settimanale, Magrin della padella, non aveva per esempio dalla sua parte la forza fisica, ma sicuramente aveva quella dell’astuzia. Fece il suo debutto il 26 giugno 1932, e le sue storie in rima in cui si presentava povero in canna e sempre alla ricerca di un’occupazione catturarono decisamente i lettori dell’epoca. Grande merito va sicuramente al suo creatore grafico, Attilio Mussino, poliedrico illustratore che passava con grande facilità dal genere comico a quello realistico.

Dopo un’interruzione delle pubblicazioni durata due anni, il 25 novembre 1945 Il Giornalino festeggiava il suo ritorno e l’arrivo sulle sue pagine di Arturino di Ennio Zedda. Non tragga in inganno il diminutivo: il personaggio di Zedda appartiene decisamente alla categoria “giganti del fumetto”, visto che gli spettò molto spesso l’onore della copertina e soprattutto che portò nella rivista la fondamentale innovazione dei baloon che sostituirono le didascalie in rima. Il “passaggio di consegne” tra i personaggi appartenenti al periodo bellico e il “nuovo che avanzava” veniva suggellato dalla prima storia di Arturino (ancora in rima), in cui la creatura di Zedda annunciava a Magrin della padella e a Lalla di Caioli la ripresa gioiosa della stampa del Giornalino. Il futuro gigante intanto cresceva a vista d’occhio, nutrendosi dell’entusiasmo dei “piccoli” a cui il settimanale si rivolgeva esplicitamente fin dal sottotitolo che aveva iniziato ad apparire in copertina nel 1937: la foliazione raddoppiò, nel 1961 si triplicò raggiungendo le 24 pagine e nel 1969 ne contava addirittura 56, fino ad assestarsi a 96 nel 1980. Ma soffermiamoci sul 1969, anzi meglio nel ’68, perché un anno prima che Neil Armstrong mettesse piede sulla Luna, un’altra meta importantissima era stata raggiunta: la redazione del Giornalino si era trasferita da Alba a Milano.

Milano, una città “di peso”

Ecco dunque un punto fermo da cui partire per un excursus sui generis tra i personaggi più imponenti del “settimanale per ragazzi “ (sottotitolo adottato fin dal1949): la città della moda. La carrellata che segue è infatti pensata, in omaggio alla grande fantasia che da tre quarti di secolo regna nella rivista delle San Paolo Periodici, come un’atipica sfilata. Il materiale migliore con cui costruire questa immaginaria pedana sarebbe sicuramente il cemento armato, visto che nessuno dei modelli in questione pesa meno di un quintale. State infatti per vedere, riuniti tutti assieme per la prima volta, i personaggi che hanno (o hanno avuto) un grosso peso, sia sulla bilancia che nella storia del fumetto, italiano e non solo. Eroi in carta e ossa (e muscoli, o tessuto adiposo, a seconda dei casi). Non li vedremo, come si potrebbe supporre, l’un contro l’altro armati (cioè a mani nude, visto che stiamo parlando di gente dotata di pugni per cui ci vorrebbe il porto d’armi). Si limiteranno a sfilare (così come i loro avversari spesso si limitano a filare), dimostrando ancora una volta che la loro statura morale è almeno pari a quella fisica. Ma bando ai preamboli, puntiamo i riflettori sulle “figurone”, nel senso di figure imponenti.

In compagnia dell’orso

Il primo gigante si trova in realtà sotto la pedana, e alla luce dei riflettori oppone quella del flash; impugna infatti una macchina fotografica, non appartiene al genere umano e risponde al nome di Giorgione, fotoreporter del giornale La Notizia. Avrebbe certamente “le phisique du role” per sfilare, ma il lavoro è lavoro, quindi eccolo lì in attesa, maglia verde, pelo marrone, buffo naso rotondo e teleobiettivo puntato. Senza nulla togliere alla sua professionalità, forse è più noto al grande pubblico il suo più gracile collega, il coniglio rosa Pinky, personaggio nato dalla geniale matita di Massimo Mattioli nel 1973 e che tuttora riscuote le maggiori simpatie presso i lettori della rivista. Certo, né Giorgione Pinky hanno mai vinto un Pulitzer, ma nel 1975 hanno fatto ottenere al loro creatore un meritatissimo premio Yellow Kid al Salone di Lucca. Visto che ci troviamo a una sfilata, e Parigi è sicuramente un’altra della capitali mondiali della moda, ci piace ricordare che Giorgione e Pinky appaiono anche, di tanto in tanto, sul settimanale francese Pif, e che del coniglio rosa parla addirittura il Dictionnaire de la bande dessinée, edito proprio da un’importante casa editrice parigina, la Bordas.

Non siamo angeli

Preghiamo il pubblico in sala di spostarsi, perché il primo partecipante alla sfilata, che già di suo vanta una mole non indifferente, si presenta sulla pedana a cavallo. Si chiama Little Joe, e appartiene all’assortito manipolodi cowboy noto come gli Angeli del West. Il suo abbigliamento passerebbe inosservato in una qualsiasi reale sfilata meneghina di questi anni, in cui spesso l’eleganza è surclassata da una bizzarria quasi circense. Il “piccolo” Joe indossa infatti una maglia a strisce rosse e nere (che a Milano ci sta come il calcio sugli Zaccheroni), un gilet di pelo bianco e una tuba grigia. A differenza del loro compagno, hanno avuto la compiacenza di parcheggiare i loro stalloni fuori almeno i suoi due colleghi, il biondo e abile pistolero Gentle Jim e lo scaltro indiano guercio Sergente. Tra la folla notiamo i visi soddisfatti dei loro autori, gli sceneggiatori Luciano Giacotto e Daniele Nicolai e il disegnatore Renato Polese, che hanno narrato le loro avventure per ben tredici anni, dal 1979 al 1991. Per l’occasione Polese sfoggia la G d’oro ricevuta nell’ambito dell’Expocartoon di Roma come “maestro del fumetto”, un riconoscimento che rende omaggio alla sualunga collaborazione con il Giornalino.

A proposito di omaggi, lo stesso Little Joe è un tributo a un imponente attore del cinema italiano. La citazione è evidente anche a occhi chiusi. Little, cioè piccolo, Joe. Piccolo proprio come un bambino. E “Bambino” è esattamente il nome del personaggio interpretato da Bud Spencer nei due film di E. B. Clucher (pseudonimo dell’italianissimo Enzo Barboni) Lo chiamavano Trinità e Continuavano a chiamarlo Trinità. Oraaprite gli occhi e guardate due dei tre Angeli del West: non assomigliano proprio all’italico ex nuotatore Carlo Pedersoli e al suo compagno di cinematografiche avventure Terence Hill (americano? Neanche lui! Mario Girotti all’anagrafe)? Terence Hill, poi (che nei film in questione era chiaramente Trinità), è legato a filo doppio al Giornalino, essendo uno dei pochi al mondo ad essere passato dallo schermo alla pagina dise

gnata e ad aver fatto anche il passaggio opposto. Negli anni Novanta ha infatti interpretato il cowboy Lucky Luke

Spalle larghe

Di “pezzi grossi”, tra le pagine della rivista direttada don Tarzia, ce ne sono a bizzeffe, sia tra i personaggi sia tra gli autori. Anche il prossimo mastodonte disegnato può vantare infatti uno sceneggiatore di extralusso, premiato con lo Yellow Kid nel 1990, nientepopodimenoché Tiziano “Dylan Dog” Sclavi, che tre anni prima di dare alle stampe il suo personaggio più famoso aveva già ideato una serie in cui comparivano gli alieni, il mostro di Loch Ness e altre stranezze varie. Stiamo parlando dell’Agente Allen, realizzato graficamente da Mario Rossi. Si tratta di un tranquillo ristoratore scozzese dietro cui in realtà si nasconde un agile agente segreto. Chiaramente non è lui il colosso da far sfilare, ma la sua spalla, il forzuto irlandese Burke O’Burke. Evidentemente dalla terra del quadrifoglio alla Bonelli il passo è breve, visto che anche il creatore di Martin Mystère, Alfredo Castelli (con la complicità di Ferdinando Tacconi) può vantare nel suo carnet di invenzioni un corpulento e irascibile irlandese, Moose, nato nel 1973 sulle pagine del Corriere dei Ragazzi e sbarcato nel 1997, assieme all’intero gruppo di ladri gentiluomini chiamati Gli Aristocratici, sulle pagine del Giornalino. I due omaccioni sono accomunati, oltre che naturalmente dalla corporatura, da una folta barba e un certo gusto nel vestirsi. Niente di più adatto alla nostra passerella!


Io robot

Qual è una delle prerogative delle sfilate di moda? Stupire a tutti i costi, spesso mostrando quasi ogni centimetro di pelle possibile e immaginabile. Noi abbiamo pensato invece a una mossa a sorpresa: non farne vedere nemmeno un millimetro! Il prossimo personaggio infatti è composto solo ed esclusivamente di capelli biondi e metallo! Già, perché se hanno sfilato gli orsi, sarebbe quantomeno indelicato non permettere anche a un robot di farlo. Yelo III ha sicuramente la mole adatta per non sfigurare accanto a Little Joe e compagnia. Si tratta di un droide dall’intelligenza più che umana, che lavora per Scotland Yard accanto all’agente investigativo di primo grado Callaghan, di origini scozzesi. Quali insigni scienziati hanno dato la vita a Yelo III non ci è dato di sapere, ma l’afflato vitale fumettistico gli deriva dagli sceneggiatori Mauro Cominelli e Piero Fissore e dal disegnatore Mario Rossi. Le sue avventure, iniziate nel 1994, proseguono tutt’oggi sulle pagine del Giornalino. E lanciano un messaggio di speranza a tutti gli uomini afflitti da calvizie: tranquilli, in futuro sarà possibile impiantare una fluente chioma bionda addirittura a un robot, figuratevi a voi (ehm... a noi)!


United colors of Giornalino

Mandando in passerella solo modelli italiani verremmo tacciati di protezionismo e di scarsa apertura mentale. Ma qui si parla di una rivista che vanta tra i suoi (molti) punti di forza quello di presentare una rosa decisamente ampia di personaggi e autori, dando spazio alla produzione italiana ma anche traducendo moltissimi fumetti di ogni parte del mondo. E anche qui non mancano i “giganti”. "Grandeur” è per esempio un termine perfetto per indicare Obelix, spalla del gallo Asterix. Nati nel 1959 in Francia (sulla rivista Pilote) per mano di René Goscinny e Albert Uderzo, i due hanno pestato intere legioni romane tra le pagine del settimanale a partire dal 1976 (più o meno in contemporanea con un altro “figlio di Goscinny”, Lucky Luke), ma anche in una serie di 6 albi che la rivista ha regalato ai suoi lettori nell’estate del 1998.

Nato nello stesso anno, grosso ma decisamente flaccido (quindi poco pericoloso senza la sua agognata clava) è Fred Flintstone, creato da William Hanna e Joseph Barbera. Dal 1992 lui e la sua famiglia (I Flintstones, naturalmente!) appaiono in esclusiva sulle pagine del Giornalino, in avventure scritte e disegnate da autori italiani. E nel referendum “Stelle & strisce” hanno addirittura battuto Pinky nella classifica dei fumetti più amati dai ragazzi dagli 11 ai 14 anni. Stupiti? Be’, pensate che negli Stati Uniti un sondaggio rivelò addirittura che in una scuola media solo il 30% degli studenti sapeva indicare il viso del presidente, mentre il 90% di loro riconosceva al primo colpo il vecchio Fred!

Anche Popeye (meglio conosciuto in Italia come Braccio di Ferro) proviene dagli USA, e pure lui, dal 1982 al 1988, è stato uno dei protagonisti del Giornalino, con ben 72 storie. D’accordo, ammettiamolo, il personaggio creato nel 1929 da E. C. Segar non è propriamente un gigante, in realtà il suo arcinemico Brutus è molto più grosso di lui, ma non ce la siamo sentita di offendere il marinaio dall’occhio sporgente, vista la sua irascibilità e la sua forza fisica. Voi l’avreste fatto?


Grandi, grandissimi, praticamente giganti

Sfilate come luogo dell’effimero e del superficiale? Quella a cui state assistendo sicuramente no! Accanto alle avventure spensierate e ai personaggi divertenti nella loro simpatica leggerezza, Il Giornalino ha sempre dato spazio, vincendo una difficile scommessa, ai giganti della letteratura. Molti sono i romanzi, le fiabe, i testi teatrali ridotti (termine che ogni appassionato di comics sostituirebbe volentieri con “amplificati”) a fumetti sulle pagine della rivista e poi, visto il riscontro tra i lettori, in eleganti volumi come ad esempio la collana I Sempreverdi, partita nel 1973. Tra queste opere non mancano quelle con protagonisti, co-protagonisti o antagonisti personaggi dalle misure inusitate, per i quali nessuna passerella risulterebbe abbastanza grande. Sicuramente appartengono alla categoria i giganteschi Gargantua e Pantagruel, ripresi dal capolavoro letterario cinquecentesco di Francois Rabelais; ad adattarli per la pagina disegnata ci hanno pensato Laura e Dino Battaglia. Un altro personaggio enorme è il ciclope Polifemo, che viene sconfitto da Ulisse in una riduzione dell’Odissea di Omero scritta da Claudio Nizzi e disegnata da Paolo Piffarerio. Per chi ama la presa in giro, esiste poi una versione a strisce del poema omerico, pubblicata a cavallo tra 1999 e il 2000, firmata da Marcello Toninelli, che dopo la Divina Commedia e L’Iliade prosegue la sua divertente rivisitazione dei grandi testi dell’umanità. Un altro che amava decisamente la parodia era Jonathan Swift, che nella terza parte de I viaggi di Gulliver metteva alla berlina filosofi, storici e inventori. Nella seconda parte, invece, portava il suo personaggio al cospetto di giganti nella terra di Brondbingnag. Quasi tre secoli dopo l’avventura veniva narrata a fumetti da Renata Gelardini e Lino Landolfi.


Luci a San Siro

La sfilata sta per chiudersi. Come accade ormai molto spesso, abbiamo visto in passerella tutte le categorie possibili: plantigradi, cowboys, agenti segreti, ladri gentiluomini, colossi metallici e via di questo (pesante) passo. Ma la realtà aveva già superato - come accade spesso - la fantasia, con il calciatore Stefano Bettarini (meglio noto come “il marito di Simona Ventura”) che ha passeggiato in passerella in biancheria intima. C’è però un giocatore di football d’altri tempi, un gigante (appunto) che, palla al piede, aveva decisamente un'eleganza non inferiore a quella di Laetitia Casta unita a una potenza pari a quella di Little Joe e compagnia bella. Milano, sede di questa nostra strana manifestazione, lo ricorda con onore, avendogli dedicato addirittura uno stadio. Il suo nome è Giuseppe Meazza. E che c’entra con il Giornalino? Be’, la rivista diretta dal 1976 al 2000 da don Tommaso Mastrandrea ha sempre avuto un occhio di riguardo per lo sport, e per il calcio in particolare. I lettori più fedeli ricorderanno rubriche come “Siamo tutti sportivi”, oppure quelle curate da Antonio Cabrini, Giacinto Facchetti e Paolo Maldini, o ancora gli album/inserto per le raccolte di figurine del campionato di serie A (a partire dalla stagione 1976/’77), degli europei e dei mondiali, o i migliori gol disegnati da Giulio Giovetti. Ma rimanendo nello specifico fumettistico e tornando al “pepìn” (affettuoso nome affibbiato a Meazza dai suoi molti estimatori), nel 1982 Franco Oneta aveva dedicato al cannoniere dell’allora Ambrosiana Inter degli anni Trenta (così come a Di Stefano del Real Madrid) un fumetto. Che non è uno stadio, ma insomma...