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domenica 28 settembre 2008

Paul Newman e Roberto Baggio

Immagino che la maggior parte dei cinefili integralisti storcerà il naso di fronte alla mia scelta di omaggiare lo scomparso Paul Newman non con uno dei capolavori intoccabili nobilitati dalla sua presenza, ma da uno stralcio di "Mister Hula Hoop" (The Hudsucker Proxy di Joel ed Ethan Coen, 1994).
Eppure io lo trovo incredibile: maturo, stagionato, consapevole, misurato eppure gigioneggiante. Ricorda il Roberto Baggio delle due stagioni all'Inter: magari non correva per novanta minuti (anche perché quel pirla che tanto somiglia proprio a Paul Newman preferiva spesso tenerlo in panchina) eppure aveva sempre lampi di genio da offrire. Apparentemente assente dalla manovra, era capace di lasciare a bocca aperta per colpi come la rabona per cui Ivan Zamorano (sempre sia lodato) ebbe a dire: "Certe cose si vedono solo nei film di Walt Disney".
Il mio eterno grazie a Newman ma anche a Baggio per tutto quello che mi hanno dato.
No, a Lippi no.


Paul Leonard Newman
26 gennaio 1925 – 27 settembre 2008

(per inciso: non spaventatevi, Baggio, per quel che ne so, è vivo e sta bene)

domenica 24 agosto 2008

Capelli lunghi, ancora

Lo so, lo so che ognuno dovrebbe limitarsi a parlare solo di ciò che conosce da vicino, ma io continuo a sostenere, anche se pochi ci credono, che un tempo ormai lontano li ebbi anch'io, i capelli lunghi.
Ma non è questo il punto.
Riprendo volentieri un discorso iniziato nel febbraio 2008, per segnalarvi quanto segue:
Oggi, domenica 24 agosto su La Repubblica ci sarà un articolo di Riccardo Smargiassi su un libro che verrà distribuito nei prossimi giorni in tutte le librerie.
Si intitola CAPELLI LUNGHI (ed. Aliberti) ed è la storia di un soggetto cinematografico di Mario Monicelli che invece è diventato una storia a fumetti realizzata da Massimo Bonfatti.
Assieme a Franco Giubilei, giornalista de La Stampa, abbiamo intervistato il padre della "commedia all'italiana" per conoscere i retroscena del film mancato e ricostruire il contesto sociale e creativo di quel periodo così fertile per il cinema e così importante per la società.
Nel libro si potrà quindi leggere l'intervista a Monicelli, piena di umanità e onestà intellettuale, il soggetto origiario, ricco di verve narrativa e il fumetto, allo stesso tempo divertente e drammatico.

Ricordiamo al gentile pubblico che l'autore del suddetto libro, assieme al webmaster di questo blog e a un sacrilego labronico, saranno protagonisti in terra elvetica, sabato 6 settembre, alle ore 11.30, di un incontro dal titolo
"Cosa avranno in Comune Davide Barzi, Massimo Bonfatti e Daniele Caluri?".
Ai posteri confederati l'ardua sentenza.

venerdì 16 maggio 2008

Un saluto al Re del Terrore


Riprendo dalla mailing list Diabolika:
(Cinematografo.it/Adnkronos) - L'attore americano John Phillip Law, celebre per avere interpretato l'angelo cieco del film Barbarella accanto a Jane Fonda e Diabolik diretto da Mario Bava, è morto, martedì notte, nella sua casa di Los Angeles, all'età di 70 anni.
L'annuncio della scomparsa è stato dato oggi dall'ex moglie Shawn Ryan, senza tuttavia precisare le cause del decesso. Prima della consacrazione a Hollywood, Law ha fatto fortuna a Cinecittà. John Phillip Law è stato uno dei più versatili attori americani mai giunti in Italia, capace di interpretare e caratterizzare preti, assassini, industriali, angeli, soldati, esploratori. Ha recitato accanto a Alberto Sordi, Claudia Cardinale e Sophia Loren ed è stato diretto da grandi registi come Elia Kazan, Norman Jewison, George Pan Cosmatos, John Derek e Roger Corman. Nato ad Hollywood il 7 settembre 1937 (sua madre è l'attrice Phyllis Sallee), diplomato alla Hollywood High School, si iscrive all'università delle Hawaii, tentando di diventare uno psicologo, ma il richiamo del sangue è troppo forte, tanto che, dopo pochi mesi, si trasferisce alla Neighborhood Playhouse School di New York per studiare recitazione. Lawa riesce a diplomarsi con il massimo dei voti e per lui si schiudono le porte di Broadway: viene scritturato per Come on Strong di Garson Kanin (dove lavora con Carroll Baker), After the Fall di Arthur Miller e, addirittura come protagonista, a fianco di Faye Dunaway, in The Changeling, opera diretta Elia Kazan. Il cinema lo attira e le prime offerte arrivano dall'Italia prima ancora che da Hollywood. L'esordio di Law sul grande schermo è datato 1963, co-protagonista di Nino Manfredi nell'episodio di Alta infedeltà diretto da Franco Rossi; nel 1964 è ancora nel cast di Tre notti d'amore, altro film ad episodi, stavolta nei panni di un giovane frate che mira alle grazie di una splendida Catherine Spaak.
Torna ad Hollywood, che gli riserva un'accoglienza trionfale, per girare Arrivano i russi, arrivano i russi, una spassosa commedia di Norman Jewison e qualche altro film, prima del suo anno magico, il 1967. Uno dei rari cult movie al di fuori di ogni considerazione artistica, realizzato appunto in quell'anno, è Barbarella (interpretata da Jane Fonda), di Roger Vadim. Il regista francese, insieme alla produzione guidata da Dino De Laurentiis, affida la parte dell'angelo cieco, Pygar, a John Philipp Law, parte che gli regala l'immortalità artistica. In aggiunta a ciò, Dino De Laurentiis pensa immediatamente a John Philipp Law per il Diabolik che sta per affidare a Mario Bava e, nonostante il clamoroso insuccesso commerciale e di critica avuto dal film, uscito nel 1968, se Law ha goduto di una popolarità invidiabile in tutto il mondo, lo deve anche alla parte dell'eroe negativo ideato dalle sorelle Giussani. In Italia partecipò anche al film Certo, certissimo... anzi probabile (1969) accanto a Claudia Cardinale, poi fece ritorno a Hollywood. L'attore americano ha partecipato a molti altri film, tra i quali Il barone rosso di Roger Corman, Polvere di stelle di Alberto Sordi, Cassandra Crossing di George Pan Cosmatos, la serie dei Thunder diretta da Larry Ludman alias Fabrizio De Angelis, Tarzan l'uomo scimmia di John Derek, Ghost Dog di Jim Jarmush. Complessivamente ha recitato in quasi 70 film, oltre a continue apparizioni televisive.

Omaggissimo dei Beastie Boys al film di Mario Bava nel video "Body Movin'"

giovedì 8 maggio 2008

Luoghi celebri





Qui, a Calafuria, lungo la via Aurelia, sul lungomare di Livorno, è stata girata la drammatica scena finale de Il sorpasso.

Per inciso, a fare la foto ci sono andato a piedi, avevo acutamente parcheggiato prima.

Per la serie "La memoria storica non è di questo Paese" (e va' come sono buono, che gli concedo ancora la P maiuscola) non esiste non dico un museo ma una targa, nulla nulla nulla di nulla.

Vabbé, rendo omaggio io.

venerdì 8 febbraio 2008

Rob de Matt

Gio mi ha praticamente ordinato di postare questo video.

E chi sono io per deluderlo?

Lo dedichiamo a tutti coloro che si struggono.
Un'altra strada è possibile.

mercoledì 6 febbraio 2008

Capelli lunghi

afnews segnala un articolo di Franco Giubilei relativo a "Capelli lunghi", film mai realizzato da Mario Monicelli e diventato un fumetto grazie a Massimo Bonfatti.
Il pezzo è molto dettagliato, per quel che riguarda l'iter cinematografico abortito, ma in realtà dice poco sul fumetto in sè.
Integro volentieri pubblicando l'extended version della risposta che su questo tema mi diede lo stesso Bonfatti nel 2003 nel corso di un'ampia intervista (talmente ampia che - appunto - è stata poi pubblicata in una short version nel n° 28 di Ink).

«Nella primavera del '98 Michele Rossi, l'organizzatore della manifestazione "Acquaviva nei fumetti" che si tiene ogni anno ad Acquaviva Picena, mi chiese se volevo essere uno dei disegnatori che avrebbero illustrato alcuni soggetti cinematografici inediti, o quasi, da pubblicare nell'annuale catalogo.

Tra questi soggetti scelsi, d'accordo con Michele, quello di Monicelli; un po' perchè ammiro moltissimo i suoi film e anche perchè la vicenda era ambientata nella provincia della mia città (Modena).

Il soggetto è dei primi anni '60 e racconta della rocambolesca fuga da casa di di Michele ed Esterina, due adolescenti antesignani dei futuri hippies, ricca di spunti sociali con risvolti umoristici e poetici e che termina in modo tragico.

Avevo a disposizione 8/9 tavole in cui trasporre la vicenda. Feci uno story-board e mi accorsi che non sarebbero bastate, se non a costo di amputare brutalmente la storia che invece mi sembrava bella e piena di riferimenti interessanti a quel periodo. Mi sarebbero occorse almeno 22 tavole ma erano troppe, proposi addirittura di pubblicare due tavole per pagina ma a Rossi la cosa, giustamente, non piaceva. Quindi ridussi tutto a 17 tavole ma ancora non bastava perchè la pubblicazione non poteva aumentare la foliazione. Di conseguenza, con la morte nel cuore, tagliai altre scene, forse tra le più belle ma non indispensabili alla comprensione della trama, fino ad arrivare a 13.

Ho comunque fatto il possibile per non far perdere ritmo ed efficacia alla narrazione e cercando, tramite le didascalie, di mantenere la spigliatezza e la simpatia della prosa di Monicelli, il quale spesso interviene in prima persona con commenti, descrizioni ed anche salaci opinioni ai danni di chi avrebbe dovuto leggere il soggetto per farci un film.

Inoltre ho scelto di disegnarla in bianco e nero usando i retini a mezzatinta perché mi sembrava il modo migliore per ricreare l'atmosfera dell'epoca.

Ad ogni modo, nonostante i tempi di lavoro risicati e il guadagno scarso, lavorai volentieri a questa storia. Per la prima volta mi misuravo con qualcosa di diverso dal solito, con connotazioni sentimentali, drammatiche e sociali e in un contesto realistico. I miei ultimi esperimenti di fumetto realistico risalivano a molti anni prima.

Inoltre mi innamorai letteralmente dei personaggi, tanto che avrei voluto fare una vera e propria ricerca nei luoghi descritti per scoprire se Esterina e Michele erano persone vere. Di Esterina viene riferito da Monicelli l'indirizzo completo e i nomi di certe fabbriche, certe sale da ballo, certi luoghi di ritrovo sono così precisi da far pensare che il regista li conoscesse davvero, e se li conosceva poteva benissimo aver conosciuto persone alle quali ispirarsi per i personaggi.

Avrei voluto, e lo vorrei ancora, contattare Monicelli per sapere innanzitutto se gli è piaciuto il modo in cui ho disegnato il suo soggetto, ma anche proporgli di integrare la storia delle scene tagliate e magari pubblicarla assieme ai materiali della ricerca che vorrei fare.

Purtroppo il mio rispetto per l'uomo e non ultima la mia pigrizia mi hanno finora impedito di scrivergli per fargli questa proposta e temo che sarà l'ennesima mia occasione mancata.»

venerdì 2 novembre 2007

Masters of the Universe

“Prendi un cimmero, trattalo male, fanne un paggetto reale”: si potrebbe condensare così la genesi di He-Man. Il personaggio nasce infatti nel 1981, lo stesso anno di Teorema di Marco Ferradini. Ma anche l’anno di lavorazione del film Conan il barbaro di John Milius, che propone come interprete dell’eroe creato da Robert Erwin Howard un trentaquattrenne culturista di origine austriaca. Il cinque volte Mister Universo, la cui pronuncia marcatamente teutonica ha obbligato i produttori del film Ercole a New York a doppiarne le battute, sembra avere le stesse possibilità di diventare un attore di quelle di diventare governatore della California. Ma, si sa, spesso la realtà supera la fantasia. Il film in lavorazione, se non altro per il nome del regista, attira comunque l’attenzione della Mattel, che affida ai suoi esperti di creazione di giocattoli lo studio dell’action figure del personaggio principale. Quando però cominciano a girare le immagini del film, l’azienda statunitense capisce che il target di riferimento è piuttosto diverso da quello dei loro giocattoli."

Per leggere il seguito di questo mio lungo articolo, piombare in edicola e acquistare Retro n° 11.

sabato 20 ottobre 2007

Un'offerta che non potevo rifiutare


"Finalmente ritorna l'universo di Milano Criminale! In una nuova straordinaria storia a colori, scritta dal sempre cinicamente ispirato Diego Cajelli e gratificata dai disegni e dai colori di Giuseppe Ferrario, mai così realistico e spietato.
In uscita a novembre in tutte le migliori librerie, e in anteprima a Lucca Comics!"

E fin qui, il comunicato stampa.

Qui maggiori dettagli, qui una succosa anteprima, qui ulteriori anticipazioni, qui intervista al papà della serie.
Anzi, se Diego non mi si offende, direi alla mamma.
Già, perché di mamma ce n'è una sola, mentre di padri Milano Criminale ne ha avuti già tre: Maurizio Rosenzweig, Margo Guerrieri e ora Giuseppe Ferrario.

Proprio come un film degli anni Settanta, Milano Criminale può vantare superbi caratteristi, nonchè chicche che apparentemente poco hanno a che fare con la vicenda principale, ma completano al meglio il prodotto.
Tra queste, una rubrica sugli anni Settanta curata dal sottoscritto.
Insomma, diciamo che la serie potrebbe vivere anche senza, ma mi auguro che quelle due pagine possano essere un sapore in più in un piatto estremamente succulento.
Diciamo, per azzardare, che la rubrica sta alla storia come Machete sta a Planet Terror.

O forse no, forse ho davvero esagerato.
Già, perché Machete ha una tale forza da costringere il suo creatore a dargli vita propria.
Oh, e se poi fosse così anche per i miei articoli/racconti nostalgici, che ormai cominciano a diventare un certo numero, sparsi tra Retro Magazine, Mono e Milano Criminale, tra un po' abbastanza da farne un libro?
Beh, non corriamo.
Diciamo che per ora sono come il cameo di Quentin Tarantino, così non si offende nessuno.

In ogni caso, grazie agli autori e alla casa editrice per aver pensato a me.
Come a Machete, "mi avevano fatto un'offerta che non potevo rifiutare".





lunedì 1 ottobre 2007

Spider-Man

Già che siamo in tema di sigle, facciamo un ripasso su Spider-Man:

(sigla italiana del primo cartone animato; lacrimuccia)

(sigla originale, tranquillamente interscambiabile con una qualsiasi di una serie televisiva del periodo)

(sigla iniziale del film degli anni Ottanta; come direbbe Marco Giusti, stracult)

(The Ramones - Live At River Plate Stadium, 1996; se la ascoltate in ufficio e vi licenziano perché vi mettete a pogare con quello della scrivania a fianco, non mi assumo responsabilità)

(Michael Bublé; dai, non fate i puristi a tutti i costi, è una versione piacevole)


sabato 29 settembre 2007

There’s a New Kid in Town

Se dico “Punto Zero”, alla maggior parte dei frequentatori di questo blog penserà subito alla mai troppo rimpianta casa editrice capitanata qualche anno fa da Andrea Plazzi (per inciso, chi non li avesse recuperi tutti i libri di quel catalogo: non ce n’è uno che non meriti un posto d’onore nella vostra libreria).

“Punto Zero”, intanto, prima che un marchio editoriale è “un film diretto da Richard C. Serafian nel 1971 che ci ha regalato Kowalski - "the last american hero" - e che per nostra sfortuna - che già ci lavoravamo - Tarantino ha pensato bene di stra-citare nel suo ultimo film” (direttamente dal comunicato stampa). Da oggi è anche “un nuovo sito di critica e informazione cinematografica di cui Alberto Cassani è uno dei curatori e unico responsabile tecnico”.

All’arrivo di questa notizia, la prima domanda è stata: perché? Alberto è già l’anima dell’ottimo cinefile, per quale motivo disperdere le energie in un’operazione apparentemente simile?

La risposta la dà il sito stesso: dove cinefile approfondisce, dettaglia, argomenta, punto zero arriva invece dritto al punto. E lo dico senza classifiche di merito: il primo è un sito dove si trovano trama del film, dettagliate analisi tecniche, di regia, di recitazione, di fotografia. Un lavoro che non sfigurerebbe in una rivista cartacea per fan duri e puri. Punto Zero punta forse a un pubblico più ampio, con recensioni veloci, più in linea con la sintesi del web, ma senza rinunciare alla passione, alla competenza e alla capacità analitica propria del “vecchio” sito.

Quindi, in sostanza, metteteli entrambi tra i preferiti: se dovete decidere cosa andare a vedere (o meglio cosa non andare a vedere) e avete un po’ di tempo, consultate Cinefile, se invece decidete per il cinema all’ultimo minuto, non rinunciate a una sbirciata a Punto Zero.

Oppure si può fare anche così: Punto Zero prima del film, per introdurre, e Cinefile dopo, per sedimentare.

Detto questo, protesto formalmente per il livello culturale del correttore automatico di Windows: ma perché mai secondo lui ha diritto di esistenza la parola “cinofilo” mentre è bandito il termine “cinefilo”? Bill Gates, non fare il codardo e rispondimi.

sabato 15 settembre 2007

Heaven On His Diaphragm

Nell'imperdibile cazzeggio che segue a ogni post del blog dei Paguri, l'incauto Santrine ha tirato fuori la King Herod's song. E ha scatenato il mostro. Ebbene sì, lo dico: Jesus Christ Superstar è uno dei miei film preferiti. E ne dico un'altra: qualche mese fa, la prima volta che ho visto l'opera a teatro, ho pianto.
Sì, insomma, quando nel precedente post parlo di "voce usata come solo un consumato professionista sa fare", è questo che intendo:

Io lo trovo travolgente.

domenica 8 aprile 2007

Little Miss Sunshine - SPOILERISSIMO!

Al cinema l'avevo perso... l'ho recuperato solo ieri sera... Little Miss Sunshine mi ha proprio divertito.
Applausi per tutti.
La scena che posto qui, estrapolata dal film, può risultare anche vagamente inquietante. E soprattutto è l'acme della storia, quindi se volete recuperare la pellicola, non guardate quanto sotto, perché rivela molto.
Oppure guardatela, a vostro rischio e pericolo.
In ogni senso.


Tra l'altro Steve Carell si dimostra davvero un comico di razza. Fa ben sperare per il Get Smart cinematografico in lavorazione...

venerdì 6 aprile 2007

Niente paura, c'è l'olio bruciato

Non ho ancora avuto modo di segnalarlo, ma in edicola già da qualche giorno c’è l’Almanacco della paura 2007. Segnalazioni di 100 anime, From Hell e dell’interessante Pinocchio di Ausonia. “A completare l’Almanacco tre ricchi dossier, tutti a colori, su le mutazioni genetiche di David Cronemberg, gli orrori marini e i mostruosi colleghi di Mister Hyde!”


Io, per esempio, ho recuperato grazie al dossier di Maurizio Colombo i film “Il collezionista di occhi” e “La casa del diavolo
Il primo è un body-count prodotto dalla WWE (World Wrestling Entertainment; e infatti ha il wrestler Kane come protagonista), ma la sceneggiatura è davvero troppo ligia ai canoni del genere e la regia troppo forzatamente videoclippara per i miei gusti. Da segnalare uno dei protagonisti, un gruppo di ragazzi facenti parte di un programma di recupero di un carcere, che somiglia in maniera impressionante ad Adriano Leite Ribeiro. Se è lui, tutto torna: l’estirpazione dei bulbi oculari giustifica ampiamente il fatto che per mesi non abbia visto la porta.

Il secondo è il sequel de “La casa dei mille corpi”. A differenza de “Il collezionista di occhi”, non passa inosservato. Un’ora e mezza della vostra vita, secondo me, se la merita.
Per stomaci forti, ovvio.
Oppure, se avete stomaci deboli, potete concludere la visione con questo nuovo prodotto che ho scoperto ieri a Cremona. Si chiama “Oio Brusà”, che per i non addetti ai lavoro gastrointestinali sta per “Olio bruciato”.

Provare per credere.

martedì 27 marzo 2007

Telefilm Retro 5

"Grandi e piccoli capolavori nascono come funghi in questo decennio ben concimato. Da Willy il principe di Bel Air che farà nascere la stella Will Smith al franchise colosso Law & Order che ancora oggi (nelle sue svariate incarnazioni va in onda). L'Italia però non resta a guardare e se da un lato ci regala una comedy come I vicini di Casa, figlia di quel Gino e Michele che di cognome potrebbero fare Smemoranda e Zelig, dall'altro tenta la via della serie teen con I ragazzi del muretto. Ma sono anche gli anni di Non è la Rai, la merenda televisiva di ogni buon ragazzo cresciuto negli anni '90 e dell'indimenticabile (e indimenticata) Ambra Angliolini."

Lo so, lo so, forse per molti è ancora presto per rimpiangere gli anni Novanta, ma sappiate che succederà. Anche i famigerati Ottanta, lasciati sedimentari e asciugati delle Milanodabere e delle altre cosine e cosacce discutibili, sono ormai di culto. Quindi, tanto vale portarsi avanti. Il testo sopra è estratto dalla cartella stampa di Telefilm Retro ora in edicola, primo di due numeri dedicati ai Nineties.

Per quel che mi riguada, vi offro George Clooney, Fran Drescher, Patrick Duffy e Will Smith.

Buona lettura.


George Clooney ne Il ritorno dei pomodori assassini. Trash al cubo!



Fran Drescher, galleria fotografica della tata più sexy esistente.
Dopo Luana la bebisitter, ovvio.



Patrick Duffy nella lezione 0 di ogni corso di sceneggiatura.
Mai, mai, mai dire che "è stato tutto un sogno".
Gli sceneggiatori di Dallas, quando c'era quella lezione, erano malati.



Qualcuno sostiene che costui sia la stessa persona che ha interpretato un convincente Cassius Clay in Alì.
Io invece credo sia una prova che la clonazione umana è una pratica già diffusa,

lunedì 19 febbraio 2007

Get Smart!

Anche Get Smart diventa film! Steve Carrell e Anne Hathaway nel cast della pellicola tratta dalla serie del 1965 ideata da Mel Brooks (insieme a Buck Henry).
Il telefilm è irresisitibile: purtroppo bisogna prestare grande attenzione ai palinsesti, perché La7 lo piazza come tappabuchi al mattino nei casi di scioperi dei giornalisti, tsunami e altre simili amenità.
E, in tutto questo revival di titoli più o meno validi, un'edizione in dvd ancora manca.
Sob.

lunedì 22 gennaio 2007

Go West!

Dal blog di Roberto Recchioni:
"Calmi.
Niente panico.
Non sto scrivendo il ranger (purtroppo per me).
Però sull'Almanacco del West di quest'anno, il poliedrico Davide Barzi ha dedicato un box a "Garrett".
Poco da dire, mi sono emozionato.
Seguo l'Almanacco sin dalla sua prima uscita e ho sempre trovato interessanti gli articoli e gli approfondimenti.
Leggere il mio nome su quelle pagine m'ha quasi fatto credere di essere una persona seria.
Grazie a Davide e grazie alla Bonelli (non è mica da tutti arlare di fumetti di altre case editrici).

Ah... sull'Almanacco c'è pure una storia di Boselli e Seijas che non è il caso di perdere."

Qualche altro motivo per non perdere l'Almanacco, oltre al Barzi's corner (o nonostante quello, vedete voi) e ai disegni del sommo Ernesto Garcian Seijas, sono:
- l'articolo di apertura di Luca Crovi che mi ha fatto capire quale libro voglio assolutamente leggere nei prossimi giorni (Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy)
- l'articolo sui film western firmato dal pungente e divertentissimo Maurizio Colombo;
- l'articolo di Graziano Frediani su quel mostro sacro di Mino Milani;
- merce rara, un'ampia trattazione su uno sceneggiatore (Frank Gruber, lui sì poliedrico, ne ho ancora di patatine e bistecche alte tre dita da mangiare per arrivarci!)


martedì 26 dicembre 2006

La luce

Spero che questo blog non diventi la pagina dei necrologi, ma nemmeno si può far finta di niente. Avevo glissato su Bottaro e Noiret, non perché non mi avesse toccato la loro scomparsa ma perché molti altri (giustamente) li avevano ricordati. Però, complici le feste, non vorrei che i due buchi lasciati in questi giorni nella parte alta e nobile dell’umanità non venissero notati come è giusto che sia.

Gino D’Antonio l’ho sentito qualche volta per telefono, pozzo di memoria oltre che di idee. Con la massima cortesia mi aveva fornito dati preziosi per mostre e libri su colleghi, senza mai un’ombra di invidia (anche perché, uno così, di cosa e di chi avrebbe dovuto essere invidioso?). Da molto tempo coltivavo il sogno di realizzare una grande mostra su di lui, ma ora, all’idea che non la potrà comunque vedere, mi si incrina l’entusiasmo.

James Brown no, non l’ho conosciuto personalmente, ma gli davo del tu come a tutti quelli con cui si passa assieme talmente tanto tempo (senza che loro ne abbiano coscienza) che diventano una parte di noi. Non penso di avere in casa un suo album, ma so per certo che chiunque sia passato in The Blues Brothers (insieme a Frankenstein Junior uno dei film da imparare a memoria) merita tutta la mia stima e il mio affetto.

Loro hanno visto la luce.

Spero.

venerdì 15 dicembre 2006

"Il destino è quel che è, non c'è scampo più per me!"

Stavolta nessun dottor Frankestin lo riporterà tra noi.
Peter Boyle, indimenticabile mostro di Frankenstein in uno dei capolavori della comicità di ogni tempo, Frankenstein Junior di Mel Brooks, se n'è andato.
E' morto a New York il 13 dicembre, dopo una lunga malattia.
Lo saluto e lo ringrazio: quel film rimane a tuttoggi uno degli antidepressivi più potenti ed efficaci al mondo.